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Addio a Giancarlo Bernini colonna e anima della Cisl

Saverio Cioce
Addio a Giancarlo Bernini colonna e anima della Cisl

Fu protagonista nelle fabbriche della contrattazione aziendale negli anni ’60 e ’70 Apprendista a 13 anni in una ditta metalmeccanica, a 24 era già segretario Fim

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Il mondo sindacale è in lutto per la scomparsa di Giancarlo Bernini, storico sindacalista della Fim Cisl, protagonista di primo piano della stagione delle lotte operaie in fabbrica negli anni ’70 e ’80. È stato stroncato da un malore domenica pomeriggio mentre era in casa.

Non è solo la famiglia del sindacato cattolico ad ammainare la bandiera. Non è un caso che dopo aver concluso il suo itinerario sindacale e aver guidato la Cassa Edili, da alcuni anni si era dedicato anima e corpo a rimettere ordine all’archivio della Cisl insieme ad Antonio Guerzoni, amico e collega di sindacato sin dai primi anni ’80. Bernini, infaticabile organizzatore, non voleva lasciare una cronaca del passato, ma valori costruiti assieme a migliaia di persone.

«Era l’uomo del dialogo» lo descrivono così, con amarezza e rimpianto, tutti quelli che lo hanno conosciuto. Non solo i più anziani, che hanno doppiato le settanta primavere, ma anche i vertici di due generazioni dopo.

«È stato un grande dirigente sindacale - dice di lui il sindaco Muzzarelli che ha espresso il cordoglio del consiglio comunale assieme alla presidente Francesca Maletti - Nella stagione dell’unità sindacale è stato capace di esprimere una visione generale degli interessi dei lavoratori e del Paese». «Non riesco a crederci - aggiunge l’attuale segretario Cisl, William Ballotta - non mi abituo all’idea che non sia più con noi. Bernini ha lasciato un segno nella storia dell’intera società modenese».

Concetto sposato anche da Fausto Cigni, già consigliere comunale e figura di primo piano del Pci nelle fabbriche degli anni ’70 : «È stato un grande, punto e basta. Ha sempre lavorato per l’unità e non per le divisioni». Andrea Bortolomasi, segretario Pd: «La sua è stata una vita a fianco dei più deboli, dei meno tutelati». Rusticali, già segretario Uil: «Era molto equilibrato, formidabile conoscitore di contratti, sempre pronto a dialogare con tutti».

Eppure Bernini, nella sua lunga marcia a fianco dei lavoratori, ha scontato molte volte il prezzo della solitudine per scelte che erano in anticipo sui tempi. Nato a Campogalliano nel 1941, cominciò da ragazzo a dare una mano alla famiglia con piccoli lavori e nel ’54, a tredici anni, era apprendista alla Crotti Bilance. Con la terza media in tasca e una passione divorante per la cultura, leggeva tutto ciò che trovava, con l’entusiasmo di autodidatta. Si avvicina subito alla Cisl e già nel ’62 si schiera con la Cgil nei picchetti per gli scioperi alla Fiat. Sono anni di contrasti focosi, dentro e fuori dai cancelli dalle fabbriche. Bernini fa una scelta di vita; sa che se fa il sindacalista non ci sono leggi che possano evitargli ritorsioni.

Entra nella Cisl e nel ’65, a 24 anni, è uno dei più giovani segretari dei metalmeccanici della Cisl. Dodici anni dopo invece si batte per evitare la spaccatura nelle fabbriche sulla scala mobile e la contingenza, quando Pci e Cgil mettono all’angolo chi non rifiuta revisione dei criteri che regolano gli stipendi. Grazie a lui Modena è una delle poche province in Italia dove in fabbrica ci sono assemblee in cui si confrontano ragioni del Si e del No. Ma fu anche esperto di contratti, con rara competenza. Bernini lascia la moglie Claudia e il figlio Roberto. I funerali si terranno oggi alle 14.30 nella chiesa di Gesù Redentore in via Leonardo da Vinci. —



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