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Maltratta la moglie: «Lavori poco». Arrestato

Maltratta la moglie: «Lavori poco». Arrestato

Lite tra coniugi cinesi degenera. Il figlio fugge e lancia l’allarme. Il 38enne davanti al giudice racconta una verità opposta

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CONCORDIA

Un litigio tra coniugi decisamente movimentato, se il figlio più grande ha ritenuto di correre in strada a chiedere aiuto. Il risultato sono state le manette ai polsi di suo padre, un cinese di 38 anni, imprenditore tessile, residente da tempo a Concordia con moglie e figli. Arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

A scatenare il parapiglia, domenica sera, i dissapori che da tempo vanno e vengono nella coppia. Secondo la querela agli atti del tribunale di Modena l’uomo l’avrebbe tra l’altro rimproverata dicendole «Lavori poco, e lavori male».

Ieri i carabinieri hanno spiegato che l’uomo pretendeva che la moglie lavorasse 12 ore al giorno. Comunque sia, tra le altre, resta che il “casus belli” è stata la “dedizione” al lavoro, secondo canoni, tempistiche e passione che non corrispondono a quelli italiani.

Ieri, davanti al giudice, dottoressa Siena, il signor Zeng ha avuto bisogno del traduttore, per difendersi in qualche modo. Proprio come la moglie la sera precedente in caserma a Medolla, dove i carabinieri l’avevano invitata e dove la donna ha firmato la querela che ha completato la pratica.

Alla fine, non senza difficoltà, Zeng al giudice di verità ne ha raccontata una più che opposta. Ovvero che lui non era intenzionato ad assecondare i “desiderata” della moglie, la quale avrebbe voluto far lavorare il figlio 13enne. Mentre lui, il marito, le diceva che in Italia non si può. Una verità che non sarà così banale appianare. Anche perché l’avvocato dell’arrestato, Barbara Righini, ha fatto e farà leva sul certificato del pronto soccorso dell’ospedale, dove la donna è stata trasportata in ambulanza: nessun giorno di prognosi. Circostanza che tuttavia non smentisce del tutto che spintoni o gesti inconsulti possano essere accaduti, ma che esclude violenze gravi.

Il giudice, comunque, ha convalidato l’arresto, eseguito dai militari di Medolla dopo la telefonata al 112. L’altra sera, quando il figlio è corso in strada, ha trovato ascolto in tre avventori del Bar di Piazza Marconi, che hanno chiaramente inteso quello che stava accadendo e chiamato i carabinieri.

La pattuglia intercomunale dei carabinieri di turno era quella di Medolla. E a Medolla, compatibilmente con le difficoltà ad esprimersi, il fatto è stato ricostruito. Il processo è stato fissato tra qualche giorno, poiché l’avvocato ha chiesto e ottenuto i “termini a difesa”. Intanto, a scanso di botte, il giudice ha emesso un’ordinanza di misura cautelare: il 38enne dovrà stare lontano dalla famiglia. —

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