Gazzetta di Modena

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l’intervista 

Trincia: «Darò tutti gli atti a quelle ragazze»

Alberto Setti

L’autore di Veleno: «Mi smentiscono, ma non conoscono le sentenze. Le incontro volentieri per aiutarle con i documenti»

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Vicenda “Veleno”: le quattro ex bambine che hanno scritto la lettera in difesa della verità degli abusi rituali e in difesa di assistenti sociali e psicologhe in servizio 20 anni fa si sono rivolte a Pablo Trincia, il giornalista de Le Iene autore della sconvolgente inchiesta. Nel corso della quale già 4 dei bambini portati via tra il 1997 e il 1998 hanno ritrattato le accuse di allora, denunciando di essere stati indotti a dichiarare fantasie. A Trincia abbiamo chiesto una sua valutazione.

Pablo, cosa si può fare per spiegare a queste persone che forse “qualcosa” non ha funzionato?

«Premessa importante: non voglio convincere quelle ragazze di nulla. Ho grande rispetto per loro e per quello che hanno vissuto quando sono state allontanate. Noi di Veleno abbiamo cercato o incontrato tutte coloro che hanno scritto questa lettera per avere la loro versione dei fatti, ma nessuna ci ha voluto parlare. Non c’è nessun problema, però non mi si dica che ascolto solo una campana».

Cosa pensi di questa lettera, molto attenta alla difesa degli stipendi di quanti hanno lavorato su quei bimbi?

«Dalla lettera delle 4 ragazze si evince chiaramente che non hanno mai letto le carte e non conoscono l’esito dei processi. Parlano più volte di sentenze definitive e della necessità di rispettarle, ma evidentemente tre di loro non sanno che i genitori sono stati assolti in Corte d’appello e in Cassazione: sono stati gli stessi giudici, ormai anni fa, a non ritenerle credibili, o a ritenere credibili solo alcuni pezzetti dei loro racconti. Anche perché diverse persone che queste bambine hanno indicato come carnefici sono state assolte».

Hai notato particolari, tu che conosci tutti gli atti?

«Una di loro è stata ritenuta non credibile in due processi su tre. Oltre agli abusi hanno raccontato di aver ucciso nei cimiteri, di aver decapitato o fatto a pezzi decine di altri bambini, di essere stati portati tutte le notti nei cimiteri di Massa, Finale o San Biagio senza che nessun paesano se ne sia mai accorto e senza denunce di scomparsa. Alcune di loro hanno dichiarato di aver avuto il sangue di gatto iniettato nelle vene e di essere andate nei cimiteri di pomeriggio dopo essere state al parco giochi. Senza che nessuno abbia mai visto nulla. Ripeto, sono stati gli stessi giudici a non ritenere vere queste storie».

Dai documenti e dalle testimonianze molte verità meno prevenute, di schieramento aprioristico, si potrebbero chiarire. Te la senti di fare un appello?

«Queste ragazze sanno che possono contattarmi, anche privatamente, per avere tutta la documentazione che vorranno. Sarò sempre pronto ad aiutarle, se lo vorranno».

Trincia a dicembre sarà nella Bassa, a Mirandola, per incontrare i cittadini.

Intanto l’altra sera a Matrix Roberta Barelli ha raccontato la sua storia allucinante di madre: in un momento di grave difficoltà, le vennero portate via le figlie: per la nota contaminazione, dopo mesi finirono per accusarla dei riti satanici. È stata assolta due volte, ma le figlie non le ha mai riviste. Né lei, né la sorella nata poco dopo e partorita in Lombardia. I Servizi Sociali avrebbero voluto portare via anche lei, fin dalla sala parto. —

Alberto Setti



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