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“Aprimi fratello”, festa di accoglienza A 212 bambini la cittadinanza onoraria

G.F.
“Aprimi fratello”, festa di accoglienza A 212 bambini la cittadinanza onoraria

Sono nati in Italia nel 2008 da famiglie straniere. Momento toccante con l’Inno di Mameli cantato con la mano sul cuore 

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«Aprimi fratello». Più di duecento bambini hanno bussato ieri alla porta del Forum Monzani. Sono giunti con i genitori, le maestre, gli amici della scuola, dello sport, della danza, degli scout. Sono tutti nati nel 2008 da genitori stranieri e ieri hanno ricevuto la cittadinanza onoraria di Modena.

«I bimbi sono tutti uguali - ha detto il sindaco Muzzarelli - tutti modenesi e tutti devono vivere in una società aperta, inclusiva e accogliente. Il messaggio che oggi invece lanciamo da qui è un messaggio di speranza; noi vogliamo unire per andare avanti insieme».

Un passaggio simbolico a cui si sono preparati in modi diversi. Qualcuno ha puntato sull’eleganza, indossando giacche come nei college. Altri hanno esibito bandiere delle scuole o cartelloni con messaggi di speranza e inclusione. Altri ancora hanno creato disegni, di cui alcuni proiettati sul maxischermo; altri infine hanno unito le loro menti in opere condivise, creando la poesia “Aprimi fratello”. Una frase che si ripete come un mantra in quattro delle cinque strofe che hanno fatto da sottofondo alla quarta edizione della cerimonia. «Ho bussato alla tua porta, ho bussato al tuo cuore», i primi due versi, che hanno accompagnato il loro ingresso in un Forum gremito. «Perché domandarmi se sono dell’Africa, se sono dell’America, se sono dell’Asia, se sono dell’Europa?», l’inizio della seconda strofa, confermata nelle azioni che hanno preceduto la consegna della cittadinanza. I bambini hanno fatto festa e cantato l’Inno di Mameli con la mano sul cuore, applaudendo a ritmo le note del gruppo interculturale Modena Molti Mondi. Tutto con la massima naturalezza, senza domandarsi l’un l’altro «di che colore ho la pelle, che nome hanno i miei dei», come si legge nella terza strofa. Sul palco non sono saliti soltanto i 212 protagonisti della giornata, ma anche molti dei loro compagni italiani. «Io non sono nero, io non sono rosso, io non sono giallo, io non sono bianco, non sono altro che un uomo», lo spirito che li ha condotti, racchiuso nella quarta strofa. Infine, quando dopo le foto si sono avviati verso le loro case avevano un documento che non ha valore ufficiale, ma che per loro significa molto. Racchiude un senso dell’essere italiani, con diritti e doveri.

«Aprimi la porta, aprimi il cuore perché sono un uomo, l’uomo di tutti i tempi, l’uomo di tutti i cieli, l’uomo che ti somiglia», gli ultimi versi della poesia che racchiudono il loro desiderio di futuro.

Francesca Maletti e Gianpietro Cavazza hanno sottolineato l’importanza della cerimonia «“perché vogliamo che tutti i bambini siano cittadini modenesi, indipendentemente da dove sono nati i loro genitori, perché nella nostra città studiano, frequentano le scuole, giocano e fanno sport insieme ai loro amici modenesi».

«I bambini non hanno né preconcetti né pregiudizi – ha ricordato il dottor Lorenzo Iughetti, presidente provinciale Unicef – e riescono a vedere nell’altro quello che è realmente: un coetaneo con cui giocare e crescere. È una lezione che tutti dovremmo imparare». —

G.F.

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