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L’orgoglio di Alan Vick «Noi siamo italiani»

G.F.
L’orgoglio di Alan Vick «Noi siamo italiani»

Fuggito dalle guerre in Camerun con la sua famiglia «Una grande emozione. Qui sono felice: ho tanti amici»

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«Noi siamo italiani». Le bambine e i bambini insigniti della cittadinanza onoraria ieri hanno dieci anni, ma le idee chiare. Il documento consegnato loro non ha valore legale, eppure certifica un senso di appartenenza. Nelle classi sono abituati a studiare e giocare, progettare e correre, vivere da alunni in pace come dovrebbe accadere in tutte le parti del mondo. Il ritrovarsi insieme a Modena è legato a molte scelte singole: lavoro, desiderio di un futuro migliore, fuga dalle guerre. Ne sono scoppiate tre in Camerun da quando Alan Vick Atonfack è nato. Il giovanissimo attendeva seduto in prima fila il momento in cui sarebbe stato chiamato per ricevere il documento simbolico. «La cittadinanza mi fa essere molto felice, è una grande emozione», le prime parole con un sorriso che si rifletteva non solo sul volto, ma anche sulla coccarda tricolore posta all’altezza del cuore. Alan Vick affronta quest’anno la quinta elementare, ma già si vede proiettato nel futuro. La mente guarda al domani come un razzo rivolto al cielo, fiducioso che potrà progettare una bella vita se continuerà sul percorso intrapreso. «A scuola ho tanti amici e mi trovo molto bene – ha aggiunto il giovanissimo – e non faccio sport, almeno non ancora. Dopo la scuola mi piacerebbe scegliere una materia dell’università, magari essere scienziato o matematico». Una passione presa dal padre Victorin, che lo osservava con emozione reggendo in braccia la sorellina più piccola. «L’Italia mi ha accolto molto bene – ha spiegato Victorin Atonfack – e ho avuto un percorso molto bello. Una parte del liceo l’ho fatta a Modena, al liceo scientifico Tassoni. Ho proseguito il percorso fino alla maturità, poi dopo sono andato all’università e oggi come vedete due figli, di cui sono molto orgoglioso. Modena fino adesso mi ha dato tutto». Victorin ha ammesso di essere rimasto sorpreso dall’accoglienza ricevuta al Forum Monzani. «Non conoscevo l’importanza dell’evento, poi ho scoperto cos’era e sono molto emozionato. Spero di non piangere io», ha aggiunto con una risata che sormontava una voce commossa.

Il papà sa bene che la gioia del momento ha come contraltare gli ostacoli della burocrazia, ma non desidera che siano essi a prevalere. «Aspettiamo i documenti con calma e tranquillità - ha ripreso Victorin – ma intanto è un gesto molto importante per lui, così si sentirà parte integrante del Paese. Non si sentirà più dire di non essere italiano. A volte lo facciamo anche noi scherzando, quando diciamo che noi siamo del Camerun e lui risponde “Io sono italiano”. Noi gli diciamo “Tu diventerai italiano, ma per ora no”. Bene, ora lui se ne sentirà parte anche se in questo momento solo italiano modenese. Essere già modenese però basta e avanza, è tanto per lui». —

G.F.

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