Negozi alimentari: calo del 12% «Rischiano di scomparire»
Preoccupazione di Gabrieli e Siligardi per l’espansione della grande distribuzione «L’unica leva che hanno i commercianti è comprimere il costo del lavoro»
Drastico calo dell’occupazione e numeri di chiusure a due cifre. Questo il panorama non certo ottimistico, anzi, allarmante, che si respira tra i negozi di prossimità di Carpi. Negozi che, nel settore alimentare, hanno registrato numeri altissimi per quanto riguarda le chiusure: il 12% degli esercizi ha abbassatola saracinesca dall’inizio dell’anno. Dati che si ripercuotono, inevitabilmente, sulla leva che i titolari di attività commerciali possono utilizzare per tentare di sopravvivere sul mercato: i costi, e fra questi il costo del lavoro. Con il risultato che, quando le condizioni di mercato rendono difficile la sopravvivenza, a farne le spese sono, anche i dipendenti.
L’ATTACCO
Questa la denuncia di Confesercenti. Il grido di dolore forte e chiaro arriva in concomitanza con l’aumento, in città, delle insegne commerciali della grande distribuzione. Da tempo, ormai, i lavori sono in corso all’ex Migor, dove arriverà il supermercato Aldi. Idem nei dintorni del Borgogioioso, area destinata a trasformarsi in una cittadella commerciale sempre più grande, con lavori sia sul lato compreso tra via Nuova Ponente e la tangenziale Losi, sia su via dell’Industria. Un’espansione di pari passo con la cementificazione e la scomparsa di aree verdi.
«Siamo molto preoccupati - commenta Massimiliano Siligardi, direttore di Confesercenti - Siamo contrari a questa proliferazione di grandi superfici di vendita. La rete distributiva carpigiana è ampia, pluralista e diversificata; non c’era bisogno di nuove aperture. Dall’inizio dell’anno, nelle Terre d’Argine, il calo delle imprese alimentari è stato a due cifre: pari al 12%. Se consideriamo l’extraalimentare questo calo si assesta al 5,8%. Difendere i negozi di prossimità significa anche difendere l’ambiente e il territorio: i piccoli esercizi commerciali contribuiscono, infatti, a rendere la città maggiormente vivibile. La loro presenza serve anche al contrasto della microcriminalità. Poi, un punto mi sta particolarmente a cuore: quando si parla di nuove aperture veniamo messi di fronte alla presenza di diritti acquisiti. Ma non è sempre vero. Per l’ex Migor, ad esempio, si è passati dalla variazione del piano regolatore. Piano regolatore che ormai risale a 20 anni fa quando c’erano abitudini di consumo completamente diverse. Se qualcuno vuole ascoltarci, possiamo formulare proposte concrete. Noi chiediamo che parte degli oneri di urbanizzazione vengano messi a disposizione del commercio tradizionale».
IL RISCHIO
Dello stesso avviso Raul Gabrieli, presidente Confesercenti Terre d’Argine e vicepresidente Nordiconad. «Si sta tirando troppo la corda - La soglia di tolleranza per le grandi superfici è del 70%. A Carpi questa quota si aggirà sull’82%. Esiste, quindi, un 12% in più che si sta ripartendo soglie di fatturato. La leva che abbiamo in mano noi operatori sono i costi. Inevitabilmente, il rischio si ripercuote sui lavoratori. Non è più possibile, quindi, pensare a opportunità di trasformare i contratti a tempo indeterminato. E i contratti di apprendistato non potranno essere confermati. Il costo del lavoro non può essere superiore, infatti, al 17% del fatturato della struttura. Ma a Carpi ogni mille abitanti corrispondono 500 metri quadri di grande distribuzione... Carpi si è sempre distinta sulla prossimità: adesso questa rischia di scomparire. Aggiungo, però, la necessità di essere realisti: se Conad avesse la possibilità di entrare in un centro commerciale coglierebbe quest’opportunità. Questo non svilisce quanto affermato da me come presidente Confesercenti, ma occorre tenere i piedi per terra ed essere chiari» conclude Gabrieli. —
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