Dotti: «Era il braccio destro Nessuno lavorava come lui»
«Una persone corretta e sempre pronto ad aiutare» Il ponteggio era stato allestito da un’altra azienda Il parapetto ha ceduto
Un rapporto titolare-dipendente di quelli ormai rari, in un mondo sempre più dominato dalle logiche del mero profitto. Ma è questo tipo di legame, fondato sulla reciproca stima e fiducia, ed una buona dose di umanità, che univa il proprietario della Fratelli Dotti Costruzioni e Fabrizio Borsari. Il capo cantiere di 55 anni, mirandolese, morto ieri mattina a Marmirolo mentre stava lavorando. Fabrizio non lascia solamente i famigliari con cui viveva a Mirandola, la moglie Roberta e la figlia 25enne Martina, lascia anche un’altra famiglia nella città di Pico: quella della ditta edile di via XXV Aprile dove lavorava da anni, da una vita. «Era con noi dal 1995 e ieri mattina, quando sono passato a prendere la moglie Roberta a casa per andare subito a Marmirolo, una volta appreso che non ce l’aveva fatta mi ha abbracciato dicendomi: “Tu sai quanto vi amava” - racconta commosso, e trattenendo a stento le lacrime, il titolare della Fratelli Dotti Costruzioni, affiancato da sua moglie - questo per spiegare il tipo di rapporto che avevamo. Fabrizio era una persona intelligente, un ottimo operaio, corretto al cento per cento. Era il nostro braccio destro. Il suo dovere lo faceva sempre nel migliore dei modi e, nonostante fosse capo cantiere, con grande umiltà si adeguava a fare anche delle ore in più per sgravarle ai colleghi di cui era responsabile. Gli volevo bene e mi fidavo. Cercavo di andargli incontro anche con le ferie, che gli davo in base alle sue esigenze. Come quando me le chiese per andare a trovare in Portogallo la figlia, perchè la ragazza ha studiato lingue e lavorando come interprete è spesso all’estero. Se avessi dovuto scegliere un socio, avrei scelto lui». Quanto alle circostanze che lo hanno purtroppo portato alla morte, il suo titolare non riesce a darsi pace: «In 42 anni che ho la ditta questo è il primo infortunio sul lavoro che mi capita, e per giunta mortale. Non riesco a capire come possa essere successo. Ma posso assicurare che non è stato per negligenza di sicurezza. Lavoravamo nel cantiere del municipio di Marmirolo come subappaltatori di un’impresa di Ferrara, mentre il ponteggio era stato allestito da un’altra ditta. Entrambe ci hanno assicurato che era tutto montato a regola d’arte. E i tre operai che erano con Fabrizio mi hanno dato la stessa versione: era salito sul tetto, con una pendenza del 40%, ed è scivolato a causa dell’isolante bagnato. Purtroppo, nella caduta, prendendo velocità è andato a sbattere contro un parapetto che, nell’urto, si è spezzato. Ha cercato di aggrapparsi ad un’ascia, ma è volato giù da un’altezza di circa 10 metri. Una tragedia che non so davvero spiegarmi». —
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