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San Felice, ladri nell’ex canonica rompono tubo del gas Rischiata l’esplosione

San Felice, ladri nell’ex canonica rompono tubo del gas Rischiata l’esplosione

Evitata la tragedia solo grazie al comandate della Municipale Locali saturi da giorni. Don Filippo: «Messa per ringraziare»

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SAN FELICE. «Celebrerò una messa per ringraziare che non è successo nulla, poi andremo in caserma a fare denuncia, e metteremo in sicurezza tutte le porte che sono state forzate». Don Filippo, il parroco di San Felice, sa che poteva accadere il peggio: l’irruzione nella notte nei locali della ex canonica, per saccheggiarli, non si è trasformata per caso in una tragedia. I ladri, nel tentativo di asportare anche i tubi di rame di una caldaia, li hanno tagliati, provocando la fuoriuscita di gas, per giorni, almeno una settimana. E quando gli ambienti erano saturi, l’intuito di Gemma Dani, comandante del presidio della municipale che passava nella strada adiacente ha evitato il peggio: il gas ormai aveva invaso anche l’area della piazza castello, davanti all’ufficio Poste.. «Una segnalazione era pervenuta già qualche giorno fa – spiegano al Comando della polizia municipale – Odore di gas in piazza Castello. Ma non era stato possibile identificare la fonte». Segno che l’irruzione non è dell’altra notte: i ladri hanno forzato la porta della casa del custode della parrocchia e della sede degli scout, chiuse ormai da anni: l’edificio è inagibile causa sisma. Una volta all’interno, hanno cercato di depredare il possibile. Alla fine si sono accaniti su un bagno, per portarsi via metallo e altro. «C’è anche una libreria con tanti volumi, ma quella non l’hanno toccata»,, ironizza per sdrammatizzare don Filippo.

I parrocchiani l’altra sera sono stati allertati dalla comandante Dani, di passaggio. Ha percepito l’odore del gas, questa volta evidente, e ha chiamato Aimag. Gli addetti sono arrivati dopo pochi minuti e questa volta con la strumentazione sono risaliti al’edificio parrocchiale dal quale il gas si stava diffondendo.

Gli ambienti sono stati tutti aperti, per arearli e scongiurare che una banale scintilla, o un accendino per sigarette, potessero provocare il peggio. Durante il sopralluogo poi è emerso che la fuga proveniva dal tubo tagliato. Nonostante l’inagibilità, infatti, l’edificio era evidentemente ancora rifornito di gas. Ieri le porte sono state chiuse con catenacci. —


 

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