Modena. La casa per incontri con bambole sexy: verifiche condominiali
L’apertura diventa anche un caso sociologico, Crepet: «Chi si stupisce è un ipocrita». Dal Comune nessuna autorizzazione
MODENA. Loro non ci sono ancora, a parte qualche “pezzo” imballato e in attesa dell’… assemblaggio. Ma le protagoniste della nuova “doll house” di via Cattaneo, le bambole in termoplastico elastomero - versione moderna e decisamente più realistica delle vecchie bambole gonfiabili - saranno presto a disposizione dei clienti che vorranno prendere appuntamento e passare mezz’ora (al costo di 80 euro) o un’ora (100) con loro. E mentre il titolare dell’attività modenese più discussa degli ultimi anni sta ultimando i lavori per garantire l’apertura a breve, a interrogarsi sulla compatibilità del nuovo esercizio con il regolamento condominiale sono gli amministratori del palazzo, che fa parte del complesso “Agorà”, ovvero lo Studio 76 di via Galilei.
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«Non sapevamo nulla dell’attività che si sta insediando al civico 72 di via Cattaneo - spiega Alberto Tagliazucchi, uno dei titolari dello studio - ma semplicemente lo abbiamo appreso mercoledì leggendo la “Gazzetta”. Per ora abbiamo registrato il malumore dei residenti che si troveranno l’attività sotto casa, ma non abbiamo avuto contatti con l’imprenditore che sta avviando questo esercizio». Contatti che senza dubbio ci saranno nei prossimi giorni: in particolare, gli amministratori dell’edificio vogliono verificare la compatibilità del sexy shop (soprattutto per quanto riguarda la possibilità di “consumare” il rapporto con le bambole in una camera da letto interna al negozio) con il regolamento condominiale.
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Il Comune fa sapere che non è stata presentata alcuna Scia (segnalazione certificata di inizio attività), autorizzazione indispensabile per un nuovo esercizio.
Nel frattempo, a intervenire sulla vicenda è lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che domani alle 17 sarà all’auditorium Montalcini di Mirandola per presentare il libro “Passione”: «Oggi ci sono tante passioni tristi - commenta - che non si possono nascondere o mettere sotto il tappeto. Del resto, questo è il mondo costruito da tutti, italiani, emiliani e modenesi. Da laico non voglio utilizzare categorie morali - incalza lo psichiatra torinese - ma mi chiedo una cosa: se la nostra comunità ha questo come senso dell’erotismo, potremo forse cambiare il mondo?». Crepet fa notare che si tratta «di persone sole, abituate al prêt-à-porter. Insomma: avere rapporti, di qualsiasi tipo essi siano, ha un costo: anche andare in un bordello costa, non nel senso strettamente economico, ma semplicemente perché ci si confronta con un giudizio, in questo caso quello delle prostitute. Ma oggi c’è troppa gente abituata a non volere critiche, a ricevere solo i “like” e mai i “dislike”, che vuole solo soluzioni comode e mai critiche. E i loro figli saranno i perfetti fruitori di bambole in silicone, che magari arriveranno direttamente in terrazzo, recapitate da un drone. Ecco, in una realtà come questa, chi si stupisce perché c’è chi va con le bambole di silicone è un ipocrita: per ora - chiude Crepet - mi limito a osservare il passaggio di Modena da città del cotechino a città del silicone». —
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