Carpi, ragazza bastonata: arrestato il fidanzato mentre la va a trovare
Il 31enne fermato all’ingresso dell’ospedale Ramazzini Aveva con sé lo zaino con i documenti della compagna
CARPI. Per una settimana aveva fatto perdere le proprie tracce, o meglio si era reso irreperibile e aveva comunicato ad una mediatrice culturale e al cugino della vittima di non aver alcuna intenzione di tornare a Carpi. Lui, che dalla città dei Pio era fuggito dopo aver bastonato e abbandonato la propria fidanzata in stato di choc davanti alla sede della Croce Rossa. Si era diretto verso Milano - o così almeno aveva riferito a chi lo aveva contattato telefonicamente - per sbrigare alcune faccende. Il tutto mentre la donna 38enne era stata soccorsa dai sanitari dell’ospedale Ramazzini e ricoverata per le lesioni al cranio, la frattura di un polso, la lussazione di una spalla e un paio di misteriose bruciature da sigaretta alle gambe. «Traumi fisici guaribili in 30 giorni», avevano sostenuto i medici a cui aggiungere quelli psicologici vista la drammatica esperienza vissuta.
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La vittima rimane tuttora ricoverata ed è seguita da un pool di esperti che stanno tentando di ridarle fiducia. Tra loro ci sono anche alcuni carabinieri, che per farla sentire sicura praticamente ogni giorni vanno al suo capezzale. E proprio durante una di queste visite una pattuglia dell’Arma di Carpi è riuscita a bloccare il fidanzato violento. Ai diversi pazienti che martedì erano all’ospedale non è infatti passato inosservato il fermo di un ragazzo orientale proprio all’ingresso della zona degenze. Si chiude così, dopo una settimana di ricerche, l’incubo di una donna che aveva trovato la solidarietà di gran parte della comunità cinese di Carpi.
Ora il 31enne, in Italia senza fissa dimora, dovrà rispondere di diversi reati a partire dalle lesioni aggravate fino alla rapina e ai maltrattamenti. Non va infatti scordato che subito dopo aver bastonato la fidanzata e averla abbandonata in via Guastalla, le aveva strappato anche lo zaino in cui la donna custodiva gli effetti personali, 280 euro, un telefono cellulare e il passaporto, tant’è vero che il riconoscimento in ospedale non è stato affatto agevole fino almeno all’intervento di una mediatrice culturale per la traduzione della lingua. La borsa era ancora nella disponibilità del cinese, tornato in città per chiedere alla compagnia di andarsene insieme. —
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