Modena, accanto a Piazza Grande un largo dedicato a Formiggini
Un angolo della città per ricordare il grande editore ebreo a 80 anni dal suicidio È il punto in cui si gettò dalla Ghirlandina contro le persecuzioni fasciste nel 1938
MODENA. Sarebbe piaciuta la giornata di ieri ad Angelo Fortunato Formiggini, l’editore modenese di origine ebraica che si gettò dalla Ghirlandina il 29 novembre 1938 proprio nel punto che da ieri è “largo Formiggini”. Questo perché, in occasione della commemorazione degli ottant’anni dalla promulgazioni delle terribili Leggi Razziali del 1938 che lo portarono a suicidarsi, c’erano tanti alunni che hanno studiato la sua vita, i suoi affetti, le sue opere.
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Hanno riflettuto, sono stati seri vista l’occasione, ma hanno anche riso come i ragazzi è giusto facciano. Insieme a loro studenti delle Ferraris in un consiglio comunale speciale hanno eseguito “l’Ensemble Musicantiere” con brani dalla tradizione ebraica e klezmer e una lettura di scritti di Formiggini
Angelo Fortunato, nato nella frazione Collegara il 21 giugno 1878, è stato un personaggio di spicco a livello nazionale: ciò grazie alle celebrazioni in onore di Tassoni e la sua “Secchia rapita”, a tantissimi libri di filosofia, ai notissimi “Classici del ridere” dal 1913 legati alla cultura e al lato goliardico dell’esistenza, a “Parole in libertà”. La giornata di ieri ha visto presenti ovviamente i rappresentanti delle istituzioni con lo scoprimento di una targa posta al fianco di quella che trent’anni fa venne dedicata al “Tvajol ed Furmajin” (Formaggino era il suo soprannome, mentre il cognome della famiglia deriva probabilmente da Formigine).
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La presidente del consiglio comunale Francesca Maletti: «All’epoca si diede troppo spazio all’ignoranza e troppi rimasero in silenzio. Purtroppo questo rancore ed invidia si vede in alcuni episodi anche oggi. Formiggini lanciandosi dalla Ghirlandina chiese invece di non restare in silenzio, lui che all’inizio fu favorevolmente colpito da Mussolini». E il sindaco Muzzarelli: «Non vogliamo gesti che, come ha detto il presidente Mattarella, siano veleno di razzismo. Un pesante virus che va debellato in fretta e serve rispetto per la satira e la stampa». Presenti alcuni famigliari dell’editore come Franca e Claudio Formiggini: «In famiglia - abbiamo sempre sentito parlare di lui, ne siamo sempre rimasti molto colpiti. Lavoriamo perché i giovani non dimentichino». Conclude Christine Cavallari, direttrice didattica: «Abbiamo una grande e unica responsabilità, quella di formare i futuri cittadini d’Italia e i ragazzi erano molto emozionati quando hanno accompagnato la maestra Marta Africano, ex perseguitata, dentro la scuola da cui fu esclusa nel terribile 1943». Soddisfatta la comunità ebraica: «Queste iniziative - spiega il presidente della comunità Tiziana Ferrari - servono a comprendere le terribili leggi razziali». —
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