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DOPO IL NUOVO PIANO DI FIAT CHRYSLER 

Fiom è pessimista: «Nessuna certezza per lo stabilimento Maserati di Modena»

Fiom è pessimista: «Nessuna certezza per lo stabilimento Maserati di Modena»

Pizzolla: «I nuovi modelli non si sa quali potranno essere ma saranno ancora sicuri tanti sacrifici per i lavoratori»

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Secondo la prassi introdotta in passato da Sergio Marchionne gli incontri di Fiat Chrysler con i sindacati avvengono separamente: da una parte tutte le sigle meno Fiom, dall’altra il sindacato dei metalmeccanici di Cgil. E così è accaduto anche giovedì a Torino, per cui Fiom Cgil ha potuto conoscere il nuovo Piano Fca in tarda serata e solo ieri ha diffuso compiutamente i propri giudizi e le proprie reazioni.

Assume interesse rilevante il commento di Fiom Cgil Modena, con il responsabile Cesare Pizzolla, che ieri non ha nascosto, una volta di più, il proprio pessimismo e i dubbi sul futuro delo stabilimento Maserati di Modena.

«Questo piano industriale - dice Fiom Cgil Modena - è il primo step del piano complessivo che era già stato presentato da Marchionne il 1° giugno 2018 che invece arriva sino al 2022. Contiene sicuramente elementi positivi sul piano generale, dà risposte ad alcuni stabilimenti italiani, ma su altri lascia diverse incognite».

«Fra gli aspetti positivi, l’annuncio dell’investimento di 5 miliardi di euro sul settore automobilistico è indubbiamente un fatto importante come la scelta di sviluppare prodotti elettrici e ibridi negli stabilimenti italiani. Altro elemento importante - aggiunge Cesare Pizzolla - è la dichiarazione sulla piena occupazione negli stabilimenti italiani alla fine del Piano, però senza dati sulle stime della produzione che possano far capire a quale livello di piena occupazione si fa riferimento. Da molto tempo in quasi tutti gli stabilimenti molti lavoratori sono coinvolti da ammortizzatori sociali e si assiste ad una contrazione continua dei livelli occupazionali. Purtroppo dichiarazioni sulla piena occupazione da parte di Fca Auto sono state fatte anche negli ultimi due Piani industriali a partire dal 2010, ma nei fatti nel 2018 questa non è stata ancora raggiunta. Anzi, si sposta l’obbiettivo al 2021».

«L’azienda - aggiunge Pizzolla - conferma quanto già la Fiom/Cgil da tempo sostiene, che produrre un’auto a motore elettrico richiede un 20-25% in meno di manodopera, e quindi di dipendenti, rispetto alla produzione dell’auto a motore termico. Ad oggi non c’è la garanzia che questo Piano permetta di uscire definitivamente dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali, che in alcuni stabilimenti sono ormai giunti al termine. Sono stati annunciati 13 nuovi modelli di auto, ma solo 4 sono veramente tali, gli altri sono restyling di auto già in produzione da anni. I 4 nuovi modelli sono a Pomigliano il Suv compatto Alfa, a Melfi la Jeep, a Mirafiori la 500 elettrica, mentre il modello che dovrebbe arrivare alla Maserati di Modena non è ancora definito. A domanda precisa, l’azienda non è stata in grado neanche di dire se si pensa a un modello Maserati, a un modello Alfa o a modelli di entrambi i marchi. La Maserati Modena esce da questo incontro con meno certezze per le prospettive produttive. Da un lato, è importante la conferma che sull’area modenese si mantenga e sviluppi tutta l’area della progettazione, ma dall’altro è stato ribadito che la vocazione produttiva è sempre più marginale, in quanto i nuovi modelli che dovrebbero arrivare saranno un prodotto molto di nicchia, con volumi esigui. L’azienda non è stata in grado di dire con precisione quando arriverà la nuova autovettura, o le nuove autovetture».

« Questo fa sì - conclude Pizzolla - che il Piano sino al 2021 sia strutturato sul restyling della Gran Cabrio e della Gran Turismo, modelli in vita da oltre 10 anni che rischiano di non incontrare i favori del mercato come successo in questi ultimi anni con la contrazione nel 2018 a 1.800 autovetture, contro una capacità produttiva installata di oltre 8.000 autovetture. L’unica certezza oggi su Modena è che i lavoratori saranno coinvolti per molti altri mesi in percorsi di ammortizzatori sociali e che l’attuale contratto di solidarietà difficilmente terminerà a fine febbraio 2019. Questo Piano, pur avendo elementi positivi e innovativi, ha bisogno di ulteriori integrazioni che possano dare risposta a tutti i problemi rimasti aperti».—



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