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Il ricercato dalle tre identità resta in carcere: «È pericoloso»

Daniele Montanari e Alberto Setti
Il ricercato dalle tre identità resta in carcere: «È pericoloso»

Ha aggredito due volte i carabinieri che lo hanno fermato sull’auto rubata «Falso, passavo di lì per caso». Il giudice non gli crede. Il complice in comunità

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PAVULLO. «Giudice, io ladro a bordo di auto rubata? Non è vero, non ero io, i carabinieri hanno detto il falso. L’altra mattina stavo camminando per strada sulla Nuova Estense, quasi a Torre Maina, perché andavo a chiedere al distributore lì vicino se mi davano da lavorare. All’improvviso ho visto l’auto scura che veniva verso di me contromano e mi sono spaventato, per quello ho reagito...». Skendaj David, 36 anni, di Squiptare (Albania) ha la faccia da bravo ragazzo. E ieri ha provato a raccontare al giudice, dottoressa Siena, una sua verità. Da bravo ragazzo.

La verità è che in Italia, dove non ha lavoro («facevo il muratore in nero...») e dove oggi è irregolare, ha già accumulato almeno tre alias. Ovvero tre nomi diversi. Perché oggi è David, fino a qualche tempo fa era Julian, e prima ancora era Elton. Nomi con i quali è finito nei taccuini delle forze dell’ordine e di tribunali. La sua infatti è una carriera impressionante, fatta di furti e rapine (con tanto di esplosione di colpi d’arma da fuoco), cosìcché da ultimo si era reso necessario un cambio di identità. Ai carabinieri risulta che in Albania David sia stato di recente, per modifiche all’anagrafe e avere un passaporto con un nuovo nome. Quello che gli hanno trovato in tasca i carabinieri, all’esito di una duplice colluttazione che ha condotto al suo arresto: «Eravamo di pattuglia nel turno di notte - ha raccontato più credibilmente al giudice l’appuntato Liviano Severin, in forza al Radiomobile dei carabinieri di Pavullo - alle 5.20 ci siamo appostati all’altezza della Gold Art, sulla Ss 12 e poco dopo è transitata una Mercedes nera, risultata rubata a Marano il 14 novembre. L’abbiamo seguita e quando l’autista si è avveduto della nostra presenza ha tentato di seminarci. Poi ha abbandonato l’auto, e sono scesi in tre, cercando di fuggire. Il collega ha bloccato il giovane alla guida, che poi è risultato un 16enne appena arrivato dall’Albania, affidato ad una famiglia di Alessandria... Io ho seguito uno degli altri due, Skendaj, che ho riconosciuto bene perché a Pavullo era agli arresti domiciliari. Mi ha colpito a calci e pugni, sono caduto e lui è fuggito. L’abbiamo rintracciato più tardi sulla Nuova Estense, verso Torre Maina. Ha tentato di nuovo di fuggire, si è buttato dal ponte del tiepido, da un muro di 4 metri, e ha colpito anche un mio collega. Siamo stati entrambi refertati in ospedale».

Interrogato, David-Julian-Elton, che parla bene italiano, ha detto di essere domiciliato a Torre Maina, ma di non ricordare la via. Possibile voglia coprire il domicilio del terzo fuggitivo, per i carabinieri che lo stanno cercando.

Fatto sta che la dottoressa Siena ha presto inquadrato il caso. Così, mentre l’avvocato difensore ha chiesto i “termini a difesa” per il processo che si farà, il giudice ha convalidato l’arresto per resistenza e lesioni e alla luce della pericolosità di Skendaj ha deciso che resta in carcere. Dove peraltro sarebbe comunque andato, in forza di un ordine di carcerazione di un anno e 11 mesi, per qualche altra “marachella” divenuta sentenza definitiva. Il suo giovane compare neo arrivato in Italia è stato invece affidato ad una comunità di Parma. —

Daniele Montanari

e Alberto Setti

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