Modena, all’Hesperia il robot che rivoluziona la chirurgia urologica
È il Da Vinci Xi: sarà utilizzato per interventi a prostata e rene Riduce le complicazioni e accelera la degenza dei pazienti
MODENA. Si chiama Da Vinci Xi ed è la nuova “arma” nelle mani della chirurgia urologica modenese. È un robot il cui costo si aggira sul milione e 400mila euro e che da oggi è a disposizione dell’Hesperia Hospital, dove sarà già utilizzato stamattina per i primi due interventi.
«È la tecnologia più avanzata a nostra disposizione per la chirurgia urologica - spiega il professor Giovanni Ferrari primario dell’Hesperia - Siamo tra i primi centri privati convenzionati con il sistema sanitario nazionale che hanno potuto avere a disposizione il Da Vinci Xi. I vantaggi saranno tutti per i nostri pazienti. Rispetto alla chirurgia a cielo aperto, quella normalmente utilizzata, questa tecnologia permette l’accesso al paziente attraverso cinque fori e un’azione molto più articolare all’interno del corpo umano, per rimuovere in particolare tumori del rene e della prostata o per gestire altre patologie».
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Il chirurgo operando da una consolle posta a 3/4 metri “guida” il robot: «Permette un movimento delle braccia che la mano umana non possiede. Elimina completamente i tremolii della mano e ha una visione accentuata, quindi una maggior capacità di cogliere i particolari e assicura una tecnica chirurgica molto precisa e accurata. Il tutto si traduce in un enorme vantaggio nei risultati sia oncologici sia funzionali. L’apparecchiatura sarà a disposizione di più équipe chirurgiche per sfruttarne al massimo le capacità».
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Una di queste sarà quella del professor Giampaolo Bianchi, già direttore della clinica urologica, che è un esperto della tecnica robotica: «Il nostro gruppo ha all’attivo più di 1500 interventi dal 2007. Attualmente per la chirurgia del tumore della prostata e per quella renale l’utilizzo della robotica è elettiva: non c’è alternativa. Negli Usa le assicurazioni nemmeno rimborsano le operazioni alla prostata eseguiti in via non robotica, perché le complicanze sono talmente maggiori che non c’è più convenienza. Il robot ha dei vantaggi straordinari. In primis la magnificazione: si lavora fino a 15 ingrandimenti. Ciò consente di salvaguardare le funzioni e la qualità della vita: ovvero continenza e mantenimento della funzione erettile. Andare a interferire pesantemente in questi settori avrebbe effetti tragici sul paziente. L’altro vantaggio è l’articolazione degli strumenti: il polso umano è una macchina meravigliosa che secondo la bioingegneria ha 7 gradi di libertà, il robot ne ha 8. Infine la macchina migliora tantissimo le problematiche dei tremolii».
Vantaggi enormi che nel concreto si traducono in una drastica riduzione della degenza per i pazienti che in media passa da 7 a 3. E oggi Da Vinci sarà impiegato per la prima volta: dal professor Crivellaro, che giungerà da Chicago, e dallo stesso professor Bianchi. —
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