Sassuolo. al poligono di tiro si cerca soprattutto di imparare a difendersi
La motivazione di chi si iscrive è soprattutto la sicurezza Il direttore Brogli: «Insegniamo l’uso delle armi non l’abuso»
«Quando arrivano nuove persone che vogliono imparare a spare la prima cosa che diciamo è che avere un'arma in casa e sparare se capita un fatto criminoso non risolve il problema anzi lo complica. Detenere un'arma aumenta i problemi (legati anche alla legge sulla custodia ed altro) non li elimina». A parlare così è Roberto Brogli, direttore del poligono di tiro di Sassuolo, il “Tiro a segno” che si trova nell'estrema zona a sud di Rometta alta, una struttura che annovera circa 1700 iscritti.
Il motivo della chiacchierata è stato sollecitato dall'ultimo fatto di cronaca, quello legato al gommista di Arezzo che, dopo 38 furti, ha sparato ed ucciso un ladro moldavo che era entrato nella sua officina, dove aveva deciso di passare anche la notte. Una vicenda finita nel sangue e che sta dividendo l’Italia in innocentisti e in colpevolisti.
«Dopo 38 furti – commenta Brogli – c'è davvero da perdere la pazienza ed altro ancora. Credo che non avesse sicuramente voglia, questo sfortunato gommista, di sparare e di uccidere il ladro. Tant'è che gli ha sparato alle gambe, ma la disgrazia si è consumata per la rottura di una arteria. Io però mi faccio una domanda: dopo 38 furti, dov'erano le forze dell'ordine che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei cittadini? Difficile rispondere a chi non ne può più, ed episodi del genere ne sono capitati anche da noi, anche a Formigine, di recente».
A Sassuolo e comprensorio, vista la situazione sempre più preoccupante dal punto di vista della sicurezza delle persone, si continua a frequentare il “Tiro a segno” per imparare a sparare. Dato significativo, rispetto all'esiguo numero del passato, oggi le donne sono oltre il 15%. La gente, anche i giovani chiedono di imparare a sparare per avere maggior sicurezza psicologica: è giustificabile?
«La ricerca della sicurezza sociale non passa certo dal detenere un'arma in casa - continua il direttore del “Tiro a segno” - ma tante persone si presentano da noi e allora il mio compito, con L’aiuto degli istruttori è di insegnare loro a sparare. Mia figlia, giusto per fare un esempio, diretto, ha invece comprato lo spray al peperoncino; per quello che può contare va bene. Se lei si sente tranquilla così sono più tranquillo anch'io».
Sono aumentati i soci del poligono o calati?
«Possiamo dire che siamo in fase di stallo anche per motivi diversi - spiega – perchè la vendita delle armi non aumenta di molto, i cacciatori, delusi da “lacci e laccioli normativi” sono invece calati di parecchio. In poligono vengono comunque in tanti ed anche solamente per sport, per rilassarsi sparando una serie di colpi e basta».
Torniamo alla vicenda del gommista di Arezzo, che tiene banco e fa discutere in Italia. Come possiamo concludere il giudizio sull'episodio, da parte di chi le armi le maneggia tutti i giorni? La sensazione è che non bastano gli inviti e che la gente comincia ad oltrepassare il limite della sopportazione, invadendo quello del “mi faccio giustizia con le mie mani”...
«Direi innanzitutto che bisogna lasciar lavorare i magistrati – conclude Brogli - perchè in Italia siamo tutti bravi a facili processi e facili assoluzioni, spinti anche solamente dall'emotività del momento. Lasciamo finire le indagini preliminari, poi il processo e credo e spero che vengano prese in considerazione tutte le componenti, tra le quali anche la certezza che il povero gommista non voleva uccidere, altrimenti avrebbe sparato alla testa». —
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