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San Felice, Meta, la difesa di Terrieri «Non fui un irresponsabile»

Alberto Setti
San Felice, Meta, la difesa di Terrieri «Non fui un irresponsabile»

Al processo gli interrogatori degli imputati: «Bignardi era un amico, che rimorso» Castellazzi e il falso salva-Comune: «I 2 documenti? Uguali. Non facevo tutto io»

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SAN FELICE. «Bignardi non solo era un eccezionale ingegnere, non solo era un collega, ma era un mio amico. Ed è un rimorso che mi porto dietro...».. Il geometra Claudio Terrieri, commosso dai ricordi della tragedia alla Meta, si è “confessato” così ieri in Tribunale a Modena. Ha parlato per la prima volta, da imputato, scegliendo la strada delle “dichiarazioni spontanee” e negandosi all’interrogatorio.

Un racconto appassionato, teso a rievocato i giorni e il clima del primo post terremoto. Terrieri ha tenuto a sottolineare la sua esperienza ventennale, nella progettazione e nella direzione dei cantieri di tanta San Felice. E ha ricordato quel 24 maggio, quando «Preti mi ha chiamato diverse volte»: voleva che assumesse l’incarico alla Meta in fretta, per compilare - vigeva il famoso “lasciapassare allegro” del Comune - la documentazione per l’agibilità provvisoria con cui poi al lunedì 28 la fabbrica ha riaperto. E, al martedì, ci sono stati i crolli, provocati dalla nuova violenta scossa che è costata la vita all’ingegner Bignardi e ad altri due operai della Meta.

Terrieri ha ricordato che l’amico ingegnere in quel tragico attimo stava parlando di un lavoro «sensato ed efficace», osservando le opere fatte da Paolo Preti e dai figli, e poi validate da Terrieri. Il quale tuttavia aveva suggerito a Preti una verifica particolarmente competente, chiamando Bignardi per il sopralluogo. Il geometra, imputato di concorso in omicidio colposo plurimo e di abuso edilizio (le opere erano state fatte da Preti senza neppure un progetto) ha spiegato che lui aveva concesso e depositato in Comune il giorno 26 una «agibilità statica» e che la consulenza di Bignardi doveva interessare di più la zona nord della Meta, quella più compromessa e quella che lo stesso Terrieri aveva dichiarato non agibile. Una difesa con una postilla, a udienza quasi finita: «A me il secondo documento non è stato mostrato», ha in sostanza detto. Secondo documento, perché - si ricorderà - i carabinieri hanno trovato in municipio nel solo fascicolo Meta una versione diversa di quella “autorizzazione allegra” che era stata diramata dal 23 maggio e usata da Terrieri.

Versione più rigorosa, e che quindi “scaricava” maggiori responsabilità sui tecnici privati che stavano dando le agibilità provvisorie. Per la Procura - dottor Guerzoni - un bieco “falso” (un reato in più, di cui sono imputati il sindaco Alberto Silvestri e il capo Ufficio Tecnico, Daniele Castellazzi) che mirava solo a deresponsabilizzarsi in caso di inchiesta.

Così, se il sindaco ha fatto solo una fugace apparizione-interrogatorio, limitandosi a confermare i contenuti del suo controverso interrogatorio reso in udienza preliminare, Castellazzi stavolta ha accettato di essere esaminato.

Dai suoi avvocati, per ottimizzare e sistemare la difesa già fatta in udienza preliminare, e da un legale di parte civile, avvocato Nicola Termanini: «Perché non avete messo il secondo documento sul sito internet del Comune?», ha chiesto Termanini.

«Bella domanda», ha risposto Castellazzi, affermando che «internet non andava sempre», che il documento era distribuito dall’ufficio ai tecnici che si presentavano e confermando che il secondo documento risale al 25 maggio 2012 (quindi prima che Terrieri depositasse la pratica, il 26 maggio). Ma che non si occupava di questi aspetti, demandati alle sue colleghe Pivanti e Lorena Ferrari. Le quali, pur con la sua condivisione, sono i veri autori di quella seconda versione. L’ingegnere comunale ne ha comunque difeso il contenuto, sostenendo che non fosse sostanzialmente diversa dalla prima («mere puntualizzazioni...») , e che non sia neppure così diversa da quanto poi stabilito a livello normativo per la compilazione delle schede Aedes. —

A. Setti
 

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