La figura di Formiggini con il prof del “suo” liceo
SASSUOLO. Sono passati ottanta anni da quel famoso 29 novembre, quando l’editore modenese Angelo Fortunato Formiggini decise di lanciarsi nel vuoto dalla torre della Ghirlandina. Nel corso delle tre serate in sala Biasin, il professor Gianpaolo Anderlini, vice preside del liceo Formiggini e relatore della rassegna, ha ripercorso la vita dell’autore per riscoprire la sua visione del mondo, il suo ruolo di editore fino ad arrivare alla tragica decisione. Un filone di incontri che non poteva non tenersi a Sassuolo, città dell’unica scuola in tutta Italia che porta il suo nome.
Tema dell’ultimo appuntamento, che si è tenuto proprio il giorno dell’anniversario, l’analisi delle ragioni che hanno portato Formiggini al suicidio. «La sua è una figura fondamentale - ha raccontato il professor Anderlini ai presenti alla serata - che ha portato avanti l’amore per i libri, per la cultura e per la libertà. Il suo suicidio non è facile da affrontare, nel passato è stato collegato esclusivamente alle leggi razziali, poiché in quanto ebreo si trovava in una situazione difficile. Il suo è stato quindi un atto drammatico, per mettere gli italiani a confronto con la situazione che si stava vivendo, un momento per svegliarsi. Sono ottant’anni anche dall’istituzione delle leggi razziali, è stata quindi un’occasione per approfondire questo tema, che deve rimanere sempre vivo nelle nostre coscienze e nel nostro agire in maniera sociale e politica». —
Elena Cuoghi
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