Modena: assalto alla torrefazione, portata via la cassaforte
Alle 21 l’anziano titolare della Torrefazione Borghi di via Emilia Est a Modena era ancora nell’azienda e ha sentito dei rumori dal retro. Due ladri hanno caricato su un furgone il forziere che però era vuoto
MODENA. Si sono portati via la cassaforte della torrefazione Borghi, il caffè dei modenesi dal 1946 e che si trova - sede, produzione, uffici - in Emilia Est 1359 angolo via Lehar. Due banditi, agili e robusti, l'hanno portata via di peso, caricando il forziere d'acciaio di oltre un quintale, percorrendo anche un breve tratto un po’ in salita, dal retro dello stabilimento al loro furgoncino bianco, per poi allontanarsi lungo la via Emilia.
Non si sono accorti, nella loro azione rapidissima, che proprio sopra alla cassaforte c’era il mazzetto delle chiavi del forziere. Se si fossero insospettii e avessero provato ad aprirla in loco con quelle chiavi, si sarebbero risparmiati tutta la fatica. Il forziere infatti era vuoto, solo qualche documento, qualche vecchia pratica. «Solo che, in effetti, era in posizione strategica - spiega Claudio Borghi - perché i ladri appena sono entrati si sono trovati pressoché davanti la cassaforte e allora hanno focalizzato la loro azione solo su quella. Altrimenti sarebbero andati in giro per tutti gli uffici, mettendo tutto a soqquadro, cercando soldi nei cassetti, cercando appunto una cassaforte, magari prendendo i pc. Magari potevano anche puntare alla casa sopra la torrefazione, dove noi abitiamo».
Il fatto che preoccupa è che i malviventi sono entrati in azione non a notte fonda ma alle 21 «quando ancora mio padre era in torrefazione perché era intento a sbrigare gli ultimi lavori - spiega il figlio Claudio - infatti ha sentito de rumori, come due, tre botti metallici provenire dal retro. Il tempo di affacciarsi ad una finestra per vedere se ci fosse qualcuno o qualcosa che ha visto in via Lehar, quindi sul lato della torrefazione due che caricavano qualcosa e che fuggivano a bordo di un furgone bianco».
Noncuranti dei due cani da guardia ma contando sulla loro rapidità, i due ladri hanno tranciato una catena di ferro con lucchetto che teneva chiusa una cancellata lato via Lehar. Qui, dopo una piccola discesa, si arriva ad una porta metallica robusta, che è stata forzata e scardinata nelle chiusure sopra e sotto.
«Mio padre non aveva ancora messo la sbarra metallica che la protegge in orizzontale - dice Claudio Borghi - I cani? Forse sono stati impauriti e picchiati, perché uno ancora trema quando mi avvicino, fatto sta che con la cancellata aperta anche per poco, sono scappati via e ho dovuto cercarli, uno in particolare, per ore». —
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