Consumo di suolo Allarme Coldiretti: «Persi 60 ettari»
L’associazione spiega come negli ultimi due anni si siano persi qualcosa come 78 campi da calcio in tutta la provincia
«Tra il 2016 e il 2017 Modena ha perso 600mila metri quadrati di terreno naturale e agricolo, l’equivalente di 78 campi da calcio». La “bordata”, nel giorno della festa per lo storico accordo tra Comune ed Esselunga, arriva da Coldiretti Modena, che interviene alla vigilia della Giornata del suolo: «In base al rapporto 2018 sul consumo di suolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - spiega l’associazione - il terreno diventato artificiale nel 2017 nella nostra provincia ha raggiunto i 31.800 ettari, un dato che colloca Modena al terzo posto per consumo di suolo in regione, subito dopo Bologna (34.600 ettari) e Parma (32.500). Il terreno cementificato - incalza Coldiretti - è pari al 11,8% dell’intera superficie provinciale, una percentuale superiore alla media regionale, che si attesta al 9,9%. La cementificazione e l’abbandono del suolo, oltre a sottrarre terreno a una produzione agricola di qualità, riducono la capacità dell’assorbimento dell’acqua da parte dei terreni e rendono il territorio più fragile, aumentando il rischio di frane e alluvioni». L’associazione fa quindi notare che «su un territorio sempre più artificiale e più fragile, i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno portato a precipitazioni sempre più intense, con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno impermeabilizzato dall’urbanizzazione e dalla cementificazione non riesce ad assorbire: la conseguenza è un aumento del rischio di alluvioni e un incremento della situazione franosa della nostra regione». Secondo le elaborazioni di Coldiretti su dati del servizio Geologico regionale, inoltre, in Emilia Romagna ci sono più di 38mila frane attive, per una superficie di quasi 70mila ettari, e più di 32mila frane quiescenti, che coprono 181mila ettari. «Per proteggere la terra e i cittadini - chiude Coldiretti - bisogna difendere il proprio patrimonio e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico dell’attività agricola». —
L.G.
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