Gazzetta di Modena

Modena

proposta di potere al popolo 

Farmacie comunali: vendere le azioni anche ai modenesi

Saverio Cioce
Farmacie comunali: vendere le azioni anche ai modenesi

L’idea di Elio Tavilla fa discutere: «Troppe quote a Coop Vanno vendute ai cittadini per presidiare la sanità pubblica»

2 MINUTI DI LETTURA







Sbagliato liquidare le farmacie comunali, costruite con i soldi dei cittadini per decenni. E sbagliato pure lasciare carta bianca a un privato come Coop Alleanza per rivendere tutte le quote che in silenzio il Comune di Modena ha ceduto alla società che oggi controlla i due terzi delle azioni. Di qui la necessità di offrire ai cittadini le stesse azioni, visto che si tratta di un sicuro investimento di risparmio, redditizio, e in grado di mantenere sul territorio modenese un presidio sulla sanità.

Sono queste in buona sostanza le tre tesi che Elio Tavilla, leader di Potere al Popolo di Modena, presenta alla discussione pubblica.

Che il Comune di Modena abbia ceduto un’azione dopo l’altra il controllo delle Farmacie Comunali è un dato di fatto, ma secondo Tavilla è assurdo escludere a priori i modenesi dall’acquisto di azioni, a parità di prezzo.

«Abbiamo sempre pensato - attacca Tavilla - che la vendita delle farmacie comunali realizzata dal Comune di Modena sia stata una scelta sbagliata. Il controllo pubblico, tra l’altro, si è nel tempo perduto: oggi il Comune possiede solo il 33,4% delle azioni». Poi Tavilla passa a esaminare la situazione azionaria dove praticamente di pubblico è rimasto solo il nome.

«La Finube - continua - è una società controllata da Coop Alleanza 3.0 e detiene di fatto il 63,6% delle quote. Bene, la società ha fatto sapere che intende vendere la sua quota. Possibile? Sono cose normali in regime di libero mercato. Ma qui si tratta di un settore decisivo per la salute dei cittadini modenesi».

A questo punto Tavilla mette sul piatto delle decisioni operative quella che secondo potere al Popolo di Modena l’unica opzione che permetta un reale controllo pubblico senza per questo espropriare i cittadini, che negli anni hanno finanziato con i loro acquisti e la spesa pubblica, le strutture che ora possono andare a quansiasi grande società.

«Le farmacie - conclude - insieme ad ospedali, ambulatori e laboratori, costituiscono una tessera fondamentale nel quadro del welfare sanitario, già duramente provato dai tagli. Benché il Comune abbia dichiarato che non abbia intenzione di comprare le quote che la Finube intenderebbe cedere, noi crediamo invece che con questa operazione si recuperi, almeno parzialmente, quanto è stato sottratto al patrimonio pubblico».

La proposta concreta? «Chiediamo - sottolinea - che sin da subito sia possibile far partire una massiccia campagna di azionariato popolare, attraverso cui i cittadini si rendano protagonisti del recupero di quote della Pharmacoop, al fine di rendere evidente alla politica che le farmacie sono patrimonio comune e non servono a fare cassa». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google