L’assessore rampante tra nuova e vecchia politica
Il ritratto del vicesindaco Simone Morelli, dai petali della Margherita alla giunta I cantieri, la popolarità tra i commercianti e i rapporti con i centri del potere
Il nuovo che vuole, o voleva, avanzare. Arrembante, ambizioso, ma anche concreto e fine tessitore di alleanze. Il vicesindaco e assessore Simone Morelli punta - e le indagini in corso non lo hanno dissuaso da questo pensiero - a incarnare l’avanguardia politica in città. Avanguardia incastonata, però, in un’eredità democristiana, espressa da Morelli tra le file del Partito Popolare prima, con cui è approdato in Consiglio comunale, nel 1999, e tra i petali della Margherita poi. Ben voluto negli ambienti della Diocesi, ma anche nell’imprenditoria, Morelli è un’anima liberale nel Pd.
Sposato, due figli, 43 anni, laureato in legge con due master in Economia e diritto d’impresa, Morelli si è avvicinato alla politica quando era ancora nel movimento dei focolari, per poi entrare nell’area riconducibile all’ex assessore regionale Luigi Gilli e, in seguito, di Matteo Richetti e di Matteo Renzi quando quest’ultimo era sinonimo di innovazione. Dopo essere stato consigliere, viene nominato assessore nella giunta del sindaco Enrico Campedelli. E qui comincia l’ascesa dell’assessore rampante.
IL 2012, L’ANNO CHIAVE
La popolarità di Morelli inizia nell’estate 2012. Carpi è provata dal terremoto, le incognite sono tante e il centro è recintato dalle transenne che lo trasformano in “zona rossa”. Alla Confcommercio, in un afoso primo pomeriggio, si tiene una riunione tra assessore e commercianti. «Riaprirò il centro»: è l’annuncio di Morelli che scatena un’ovazione tra i negozianti, messi a dura prova da giorni di chiusura. Da quel momento nasce un gruppo di esercenti, coordinati dal Comune che due volte l’anno mette in piedi la notte bianca, con l’assessorato di Morelli. Da quel momento la parola “concretezza” è divenuta il mantra di Morelli e non c’è frase in cui non la pronunci. Ancor prima del sisma, poi, l’assessore aveva firmato la cessione dallo Stato al Comune del Torrione degli Spagnoli, impresa attesa da decenni. Torrione il cui restauro è divenuto cavallo di battaglia del “turboassessore”.
“PALAZZO MORELLI”
I cantieri sono il piatto forte di Morelli: dal polo della creatività alla Pieve, ribattezzata dai carpigiani “Palazzo Morelli”. Qui l’assessore, che nel frattempo, nella Giunta Bellelli ha ottenuto anche l’incarico di vicesindaco, ha insediato il settore Cultura, prima collocato accanto alla fatiscente caserma dei vigili.
AIMAG E FONDAZIONE
Lo scorso anno i riflettori erano puntati sulla possibile fusione di Aimag - dove aveva già piazzato alcuni suoi uomini (e donne) ai posti di comanda - con Hera. Scelta accantonata per fare posto alla “grande Aimag” che guardi a Sorgea e Geovest, proposta promulgata con la sua regia. A inizio 2018, il vicesindaco tenta la scalata della candidatura al Parlamento. Gli va male e lancia una dura invettiva contro la segreteria provinciale. E riprende a coltivare l’ambizione di diventare sindaco a Carpi: solo fino a pochi giorni fa un gruppo nel Pd sarebbe stato pronto a valutarne la candidatura. In primavera Morelli guida, alleato con la Diocesi, una fitta trama di contatti per la “presa della Fondazione Crc”, che porta a spodestare Giuseppe Schena dal ruolo di presidente. —
Serena Arbizzi
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