Gazzetta di Modena

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«Modena non ha risolto i nodi su cemento e consumo di suolo»

Serena Fregni
«Modena non ha risolto i nodi su cemento e consumo di suolo»

In un’affollata conferenza alla Palazzina Pucci messi a confronto i progetti di 7 anni fa e quelli di oggi

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Sono passati sette anni dal documentario diretto da Gabriele Veronesi, “Modena al cubo”, uno spaccato modenese che racconta e mostra “l’ipertrofia urbana” della città. Dall’autodromo di Modena fino alla piscina al parco Ferrari, progetto poi abbandonato, il documentario mostra anche una serie di associazioni ambientaliste in prima linea contro questi progetti, come il Novi Park. Documentario per molti ancora molto attuale e giovedì sera se n’è parlato alla Palazzina Pucci proprio in occasione di un incontro organizzato da “Modena Volta Pagina”, laboratorio di idee per la città e promosso anche dal consigliere comunale Marco Chincarini del gruppo “Modena Bene comune”. «Diciamo che alcuni problemi che c’erano allora oggi non ci sono più come il progetto della piscina al parco Ferrari. Ci sono in previsioni degli interventi a Modena - commenta Rossella Ruggeri, fondatrice di Modena Volta Pagina - secondo me Modena dovrebbe innanzitutto capire cosa vuole diventare. Per esempio, anche il recupero della sede di Civ&Civ dove si vuole mettere un po’ di tutto o come la sede Ex Amcm, anche lì stessa situazione. Invece no, bisogna trovare delle identità e una strada ben precisa che caratterizza la città. Per me la strada è cultura, una città più universitaria, più sostenibile». Un documentario la cui visione è necessaria e molto attuale secondo il consigliere Chincarini: «La visione di questo documentario è attuale, questa settimana e la prossima stanno passando in commissione e di conseguenza in consiglio comunale delle delibere che sono strettamente legate a dei ragionamenti che sono partiti sette anni fa con questo documentario. Tutta la questione ex Amcm, il garage Ferrari che anche se non fa parte di questo documentario si riallaccia al piano della sosta e della mobilità, Novi Park, Esselunga e non ultimo il passaggio verso il Pug, nuovo strumento urbanistico. Siamo nel pieno dei ragionamenti che questo documentario sette anni fa ha provato a far emergere».

Chincarini come Ruggeri sogna una Modena diversa: «La mia Modena ideale è fatta di rigenerazione, guarda la sostenibilità ambientale, dei trasporti e welfare che è strettamente legato all’urbanistica. Questa è la città che vorrei, che non è quella che vuole il Pd». Tra i protagonisti del documentario anche l’architetto Ezio Righi, che non trova Modena molto cambiata in questi sette anni: «Modena è cambiata poco, come alcuni vorrebbero che cambiasse, cambierebbe in peggio. Sono preoccupato da alcune direttive che questa amministrazione sembra aver fatto proprie e seguire in modo intensivo in particolare con riferimento alla nuova legge urbanistica regionale che apre all’urbanistica casuale, dando alle imprese proprietarie di terreni un potere straordinario». Righi però elogia la crescita della città anche se vanno valorizzati alcuni quartieri di Modena: «Io penso che fino ad oggi Modena sia cresciuta bene, dai servizi alle infrastrutture. Poche città italiane e anche l’Emilia Romagna possono competere con Modena. Abbiamo però dei quartieri della città cresciuti meno, molto rapidamente negli anni 50 e 60 come il quartiere Musicisti e Madonnina dove si deve iniziare a sperimentare delle politiche di qualificazione».

Una città che non sembra cambiata neanche a Fabrizio Ragazzi, ex membro del collettivo Libera che sette anni fa lottò per non far costruire l’autodromo: «Non è cambiato nulla, soprattutto non è cambiata l’idea, a Modena ci sono alcune persone che hanno il diritto di decidere cosa fare e le altre purtroppo devono accodarsi, nel documentario noi ci siamo battuti per la costruzione di un bosco su un’area pubblica godibile da tutti i cittadini in un’area dove invece è stato costruito l’autodromo e insieme all’area verde c’era anche lo spazio sociale di Libera e anche abitativo». —



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