Gazzetta di Modena

Modena

LA CONFERENZA 

E sul Mazzoni «Scempio irreparabile sulle statue»

Michele Fuoco

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Contro lo sciagurato restauro del “Compianto sul Cristo morto” di Guido Mazzoni, nella chiesa di S. Giovanni Battista, si schiera anche Vittorio Sgarbi che, l’altra sera, al Forum Monzani Bper ha parlato dello scultore modenese, di cui ricorre il 500esimo anniversario della morte. Dello scempio sulle otto figure a grandezza naturale sono stati artefici, negli anni ‘90, il restauratore Ottorino Nonfarmale, Jadranka Bentini e Andrea Emiliani, soprintendenti di Modena e Bologna. Ma Sgarbi attribuisce la responsabilità soprattutto alla Bentini. «Senza pittura le figure sono diventate una sorta di fantasma. Questa è la conseguenza di una cultura che non ha voluto mantenere una memoria». Il critico ha posto l’accento sulla grandezza di Mazzoni. Peccato che non sia stato rivalutato nella misura che merita, come è stato, nel ‘900, per Giotto, Piero della Francesca, Caravaggio, Niccolò dell’Arca, di cui Mazzoni è stato, forse, allievo. E se le sculture di dell’Arca sono espressioniste e drammatiche, le terrecotte di Mazzoni si caratterizzano per il realismo padano, il linguaggio popolare. E il critico modenese Lionello Venturi diceva, nel ‘900, che “Mazzoni parla il dialetto emiliano, rimane fedele ai caratteri della sua terra e trova la sua espressione più spontanea nella Madonna di Guastalla e nel Presepe (Madonna della pappa) del Duomo modenese”. Alla base l’osservazione della vita quotidiana, un pathos popolano . Ciò si coglie nei “compianti” a Busseto, Napoli, Ferrara… Da ricordare il suo soggiorno in Francia alla corte di Carlo VIII e Luigi XII. Per Venturi Mazzoni è stato “il Caravaggio del ‘400”. «Il momento del Mazzoni non è ancora arrivato», ma è «un genio grande, come Michelangelo e Raffaello». Un genio che si rivela nel “Compianto” modenese, ormai scorticato. A farlo rivivere nella sua veste policroma, come voleva l’autore, è il filmato di Gianni Volpi, accompagnato dal Requiem di Giuseppe Verdi, che il pubblico ha seguito con grande attenzione. Un filmato, realizzato nel 1980, in sei notti nella chiesa per cogliere il pathos straordinario che scaturiva da quelle figure a colori. Durante la serata, organizzata dall’associazione culturale Rel Art (Religione e Arte), e condotta da Ivana d’Imporzano, premiato un “grande” della musica, il maestro Leone Magiera, al quale Daniele Giovanardi ha consegnato una targa, per la sua straordinaria carriera di 70 anni, come ambasciatore della bella musica. —



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