Gazzetta di Modena

Modena

Cavezzo, quel gatto-mascotte adottato da impiegati comunali

Laura Solieri
Cavezzo, quel gatto-mascotte adottato da impiegati comunali

Dal 2012 è ospite fisso degli uffici e ha seguito i dipendenti di sede in sede Dorme tra stampanti e computer e c’è sempre chi gli dà da mangiare

2 MINUTI DI LETTURA







A Cavezzo lo conoscono tutti, o meglio: lui, dall’estate 2012, è diventato “il” gatto del paese.

Benji, Matiss, Gattaccio, Micio questi i nomi più comuni con cui viene chiamato. Si dice che questo gattone abbia una decina di anni: pare che i primi li abbia vissuti con una famiglia del posto ma che dopo il terremoto non abbia più fissa dimora.

«Non avendo mai parlato con i suoi “umani” non sappiamo bene cosa sia successo, ma noi della Bassa lo possiamo immaginare: quell'estate è stato un gran casino per tutti! - racconta Giulia Tredesini che lavora in comune a Cavezzo - In quel periodo i gatti sono stati sicuramente tra gli animali da compagnia più sconvolti dal cambiamento che aveva subito il territorio. Le case, le vie, la città intera avevano cambiato aspetto e con loro, per un periodo, anche le routine non esistevano più. Lo stesso municipio di Cavezzo non era più accessibile, così i suoi dipendenti insieme alla protezione civile crearono uffici a Villa Giardino».

Fu in questo contesto che Benji si avvicinò a quella che poi diventò parte della sua famiglia. «All'epoca non lavoravo ancora presso il comune, ma tutti raccontano che iniziò a stare lì con i dipendenti e quando la sede si spostò nelle ex scuole medie, li seguì - racconta Giulia - Io arrivai nell'estate del 2015 quindi Benji era di casa,la mia collega di allora era una delle sue predilette».

Tutte le mattine alle 7.20 Benji si presenta miagolante nel parcheggio del Comune andando incontro festoso al primo che vede e assapora la prima pappa davanti al timbro per il badge. A volte sale al piano superiore, più spesso resta giù perché per un’oretta c’è gente che entra.

Ad oggi frequenta principalmente due uffici: la Ragioneria e lo Sportello Sociale.

Ovunque viene spazzolato, coccolato e a volte gioca da solo con graffette o matite, per ore dorme su fogli o sulle sedie. C’è una signora del paese che lo controlla; di notte una sua amica lascia il finestrino del garage aperto per lui. «Ormai, quando non lo vediamo arrivare ci preoccupiamo - sorride Giulia - Le sue mattinate oltre alle mangiate sono molto diverse in base alla stagione: in questo periodo si fa delle super ronfate in ufficio tra telefoni che squillano, apertura al pubblico, stampanti in movimento mentre. I cittadini in ufficio e lo riconoscono: “Và chi ghè!”. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google