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Modena, «Aiutateci ad aprire un bar gestito da ragazzi disabili»

Modena, «Aiutateci ad aprire un bar gestito da ragazzi disabili»

Il progetto è di creare, in centro, una tavola calda aperta a studenti e impiegati. Come personale ragazzi down o autistici. E in futuro una catena in franchising

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MODENA. Ventimila euro per aprire, in centro storico, la prima tavola calda che impieghi solo disabili, in vista di un sogno più ambizioso: una catena di locali di questo genere. È l’idea, fino a ieri rimasta nel cassetto, di Jeffrey Owusu Boateng, l’addetto al catering del ristorante L’Erba del Re di Luca Marchini e, purtroppo, diventato noto perché è stato una delle due presunte vittime di discriminazioni all’ingresso di un locale modenese. Voltata pagina dopo l’archiviazione del caso di presunta discriminazione razziale (infondata secondo la Procura), una decisione per lui amara, Jeff torna agli onori della cronaca per qualcosa di decisamente più positivo. H a infatti organizzato un crowdfunding (raccolta fondi) su internet per creare una base finanziaria che permetta di raccogliere contributi e di far partire il suo progetto finora segreto.

Ecco come lo descrive lui stesso nella pagina della raccolta fondi: «Ho creato questa raccolta fondi per iniziare a progettare una futura tavola calda che dia opportunità di lavoro a persone disabili e non, ma con problemi economici. Forza-lavoro è pari dignità in una società dove la povertà regna sovrana. Da una piccola tavola calda, si potrà poi arrivare a creare un grande franchising».

La raccolta fondi è partita da una dozzina di giorni sula pagina web www.gofundme.com sotto la voce “Funds For A Bar With Disable Workers in Modena”

Jeff, come è nata l’idea?

«Era un mio vecchio sogno che coltivavo con un collega: una tavola calda che occupi disabili, down e ragazzi autistici in grado di lavorare per dare loro non solo una dignità lavorativa ma anche una formazione professionale».

Qual’è esattamente lo scopo?

«Farli diventare camerieri e baristi. Fare in modo che preparino e servano i clienti di un bar per studenti e impiegati che a pranzo offre primi e insalate».

Dove lo volete aprire?

«Siamo stati in trattative per un negozio in corso Duomo ma per ora è sfumato tutto. Il posto era ideale. Se qualcuno ci offre un bar o un locale in affitto lo prendiamo in considerazione».

Perché 20mila euro?

«Perché è la soglia minima per avviare un bar e soprattutto per ottenere le credenziali per accedere a crediti bancari e a fondi da bandi pubblici».

È un’esperienza simile alla Lanterna di Diogene di Solara o ai Tortellanti di Modena?

«La Lanterna di Diogene è un ristorante con una struttura complessa attorno. I Tortellanti è più simile, anche se loro producono tortelloni. Noi invece vogliamo arrivare ad aprire un bar con tavola calda “normale” che in prospettiva si espanda in franchising da altre parti».

E i ragazzi?

«Siamo in contatto con due educatori professionisti che seguono disabili. Io stesso studio scienze dell’educazione all’Istituto di via Toniolo. Diciamo che e carte in regola ci sono».

Lo chef Luca Marchini ha un ruolo?

«Sì, certo. Ci sostiene attivamente e ci incoraggia. È il nostro consulente per il progetto».

Lo scopo finale?

«Aprire 10-20 negozi. Come le due esperienze che sono state citate poco fa, anche il mio progetto serve per sensibilizzare il pubblico e soprattutto per portare questi ragazzi nel mondo del lavoro». —

C.G.


 

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