Le ceramiche fermano le linee «Ma non c’è da preoccuparsi»
Diverse aziende hanno anticipato di una settimana la chiusura natalizia Il sindacalista Righi: «Serve tranquillità, ci sono molte scorte e tanti concorrenti»
Il distretto ceramico si avvia verso la fermata natalizia, se non per qualche rara eccezione, che si prevede più lunga del previsto, se rapportata agli ultimi 3-4 anni. Quali sono i motivi che porteranno a questo “campanello d’allarme” per il comparto? L’analisi la fa Roberto Righi, segretario Filctem-Cgil di Modena.
«Direi che i motivi che hanno portato alla decisione di allungare la fermata di circa una settimana sono essenzialmente due: l’aumento della capacità produttiva per i massicci investimenti effettuati anche con l’utilizzo delle agevolazioni di “Industria 4.0” ma anche l’immissione di materiale spagnolo a prezzo molto bassi nei mercati internazionali, soprattutto nel primo trimestre».
Le chiusure non solo uniformi, generalizzate ma “a macchia di leopardo” e qualche giorno fa anche l’ad di Italcer Graziano Verdi, ha detto che nelle aziende del gruppo (Elios, Rondine, La Fabbrica) non ci sarà sosta invernale.
Cosa accadrà a gennaio con la ripartenza di tutti?
«Il nostro osservatorio ci dice che tutto continua normalmente e che non ci saranno allungamenti e misure rigide per la riduzione dei volumi di produzione: si riparte e basta. Si dice che il 2019 sarà un anno “incerto”, anche se è ancora prematuro fare previsioni».
Ma come si sono comportate negli ultimi anni le aziende del comprensorio?
«Credo sia giusto dividerle in tre blocchi: i grandi gruppi, che hanno innovato, sono solidi, hanno i bilanci in ordine ed una capacità produttiva altissima; le medie aziende, che magari non hanno fatto investimenti massicci, innovato il giusto, e stanno discretamente; le medio piccole e quelle di subfornitura, con meno capitalizzazioni, meno investimenti che, tranne eccezioni, risentono della loro dimensioni».
E per quanto riguarda le maestranze: ci sono rischi per l’occupazione?
«Se si arriva alla chiusura, come nel caso della ceramica Oscar allora la risposta è si. Per il resto credo di no. Dopo quello che questo comparto ha perso negli ultimi 10 anni, circa il 30% degli occupati, circa 8000 addetti su 27000, adesso siamo quasi al minimo indispensabile per continuare a produrre. Sotto questa soglia non si dovrebbe andare, anche se ci sono 5-6 concordati ancora in essere».
Scenari futuri?
«La ceramica è uno di quei settori che attraversa crisi e poi si rialza. Una volta i cicli duravano un decennio; oggi, anche se non possiamo usare la parola crisi, siamo ad un triennio, pur avendo lanciato nuovi materiali come le lastre e commercializzando in tutto il mondo oltre l’80% del prodotto».
Avversari principali: spagnoli e cinesi.
«Gli avversari primari restano gli spagnoli anche se alla lunga avere dei margini vicini allo zero potrebbe diventare un boomerang. I cinesi, che producono ben oltre il miliardo di metri quadrati, possono essere tenuti a bada solo coi dazi: ma fino a quando?». —
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