Corruzione elettorale: rinviati a giudizio Megale (Pd) e Bonini
L’ex capogruppo, il titolare di locali, una sua parente e un funzionario comunale saranno processati per favori e sostegni illegali alle elezioni amministrative 2014
Anche la costola politica dell’Operazione Intoccabili di Sassuolo arriva in un’aula di tribunale: ieri, al termine dell’udienza preliminare, sono stati rinviati a giudizio i due “protagonisti” di questa indagine nata da un’ipotesi di corruzione elettorale: favori e sostegni oltre quanto è previsto dalla legge tra un candidato e un suo sostenitore. Da un lato Giuseppe Megale, all’epoca dei fatti contestati comandante della polizia di Castellarano e capogruppo Pd in Consiglio comunale di Sassuolo; dall’altro, Adamo Bonini, l’imprenditore di Casalgrande titolare di alcuni locali pubblici accusato al processo per l’Operazione Intoccabili di essere dedito all’usura e di utilizzare come suo esecutore Rocco Ambrisi. Con loro sono imputati una parente di Bonini (il cui ruolo sarà chiarito in aula) e un tecnico comunale imputato per aver autorizzato un Cil (Certificato di inizio lavori) ritenuto non regolare dai pm Marco Niccolini e Claudia Natalini. Anche in questo caso si potrà capire meglio se esistono connessioni con l’accusa principale riguardante Megale e Bonini solo durante il processo, che inizierà il 2 maggio prossimo.
Come si ricorderà, l’accusa per Megale e Bonini era legata principalmente a una telefonata di congratulazioni post-elettorali fatta da Bonini al neoeletto esponente del Pd dopo il primo turno delle amministrative 2014. Telefonata intercettata, ritenuta rivelatrice dalla Procura e in ogni caso tale da portare alle dimissioni nel 2015 di Megale da capogruppo Pd. Cosa contenesse esattamente questa chiamata è stato oggetto di discussioni. Ora al processo si potrà chiarire ogni aspetto. Secondo l’accusa, è un dialogo che segnerebbe senza equivoci un passo oltre la legalità ne rapporti tra un candidato e chi l’ha sostenuto e ora chiede indietro un favore. Al centro del favore ci sarebbe il dehors di un locale. L’inchiesta, per scavare in questa ipotesi di decoro urbanistico agevolato, ha preso in esame i documenti di Sgp e dell’Ufficio tecnico comunale. E nel corso di queste analisi documentali compiute dalla guardia di finanza sarebbe emersa l’irregolarità nell’autorizzazione del tecnico ora imputato.
Il Comune si ritiene estraneo alle vicende al punto che il sindaco Claudio Pistoni, quando emersero i fati, annunciò che si sarebbe costituito parte civile. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
