Pecore fake un vecchio pastore e il Natale
Qualche volta sono le pecore che contano. E non viceversa. Per un anziano signore malato di Alzheimer, ospite di una struttura di accoglienza sul Lago di Ledro, un gregge di pecore di polistirolo ha fatto la differenza.
Era irrequieto, non trovava pace, col cappello in testa e con le mani in mano. Guardava spesso il cancello pensando che non sarebbe riuscito a scavalcarlo, anche se non era tanto alto. Le pecore fake, in qualche modo, lo hanno salvato. Nonostante la malattia è ben consapevole che non sono vive e che non belano, ma le cura lo stesso. Sente che deve occuparsi di loro. Se un uomo ha fatto il pastore tutta la vita il suo sentiero, anche nell’ultimo tratto, è ancora inerpicato su per le montagne, fra i prati, là dove la natura è regina e il profumo dell’erba appena tagliata è quello che più spesso e volentieri lo accompagna. Pensa ancora di poter condurre mandrie di animali al pascolo. L’odore di disinfettante, il rumore di carrelli per bevande e medicine, il cigolio di sedie a rotelle e il calore delle coperte scozzesi sono un accessorio che sbiadisce in fretta di fronte all’orizzonte, ancora sconfinato, che gli si para davanti. E così il signor Natale (tra l’altro si chiama proprio così) si è preso cura volentieri del gregge di pecore spuntato una certa sera di dicembre grazie all’estro di alcuni volontari che lo avevano costruito in polistirolo e lana grezza per il presepe vivente del paese.
Chi meglio di lui avrebbe potuto impersonare il pastore? Glielo hanno proposto e lui non si è tirato indietro. Dopo aver interpretato se stesso in questo meeting natalizio di paese, non se l’è più sentita di abbandonare il suo gregge. Così le pecore lo hanno seguito, riaccompagnandolo nella casa di riposo dove il desiderio di fuga, che di quando in quando faceva capolino, si è mitigato.
Ora è più tranquillo, circondato dalle sue pecore, che migrano, a seconda delle stagioni, nei vari reparti all’interno della casa, o nel giardino, sempre sotto i suoi occhi attenti. È una notizia che fa tenerezza e che potrebbe essere interessante per tutti quelli che si adoperano in progetti dedicati agli anziani e ai malati di Alzheimer. E per chi, anche solo per ragioni affettive, si cura da vicino di chi non è più giovane da un pezzo.
Anche le cose più semplici, a volte, possono trasformarsi in leve potenti per la sopravvivenza. Cioè in uno scopo. —
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