Basta mostre al Foro Boario Spazi alla biblioteca Economia
Cambierà la mappa della cultura: le esposizioni passeranno al Sant’Agostino Nelle sale di via Berengario si estenderà la conservazione dei libri della facoltà
«La sala mostre del Foro Boario passa all’università - spiega il sindaco Gian Carlo Muzzarelli - e credo che quegli spazi saranno utilizzati per allargare la biblioteca di Economia».
Sembra, dunque, destinata a tramontare l’epoca dell’unico spazio mostre di questo nome in città: un luogo sufficiente ampio e “flessibile” dove sono stati esposti nel decenni scorci anche i capolavori d’arte della collezione internazionale Guggenheim.
Ieri alla inaugurazione alla Galleria Estense il sindaco era ottimista sul futuro dell’ampio comparto culturale rappresentato da San Agostino-Palazzo dei Musei-ex Estense: «Un pezzo alla volta, con i nostri tesori del museo autonomo e della città stiamo costruendo il futuro culturale di Modena grazie al progetto culturale che ora finalmente abbiamo. Arriverà anche il via libera della soprintendenza per l’ex Sant’Agostino e non sarà un muro in più o in meno a fermarci, mentre nelle prossime settimane presenterò i lavori che faremo per allargare gli istituti culturali a Palazzo dei Musei e retrostante ex Estense dove ci sarà anche una nuova ampia sala espositiva».
Anche nelle ultime ore il primo cittadino si è dedicato a quella che spera essere una carta spendibile della sua imminente campagna elettorale: molti hanno letto questo dietro l’evento “Ago - Fabbriche culturali” (passerelle blu molto evidenti agli accessi di largo S. Agostino e via Berengario) del Sant’Agostino nei cui interni il Comune e la Fondazione Cassa di risparmio stanno organizzando visite guidate e spettacoli che continueranno nei week end fino al 31 gennaio. Ma per restaurare l’edificio ampio 24mila metri quadrati di proprietà della Fondazione occorre sempre il via libera della Soprintendenza, secondo le leggi vigenti. Non ancora arrivato. Il Comune ha portato a casa il “punto” della variante urbanistica che, in ogni caso, non dà appunto il via libera alla riqualificazione.
Ora su “Ago” intervengono gli Amici di Sant’Agostino: «Che bisogno c’era - chiedono in una nota - di una manifestazione di trionfalistica comunicazione? Che cosa ci sia da inaugurare o festeggiare non ci è chiaro, considerando l’oscurità che ancora regna sulle destinazioni finali degli spazi e sugli obiettivi culturali. Certo, comprendiamo bene, dopo l’inconcludente percorso della conferenza dei servizi, l’esigenza di comunicare alla città qualcosa. Ma, in sostanza, che cosa si può dire dell’esibita narrazione? Che la grafica è gradevole e che il nome scelto trova, soprattutto nel riferimento all’etimo latino, una motivazione felice e più stimolante di quella che era parsa inizialmente. Ma l’ago, benché strumento utilissimo, nobile e antico, a nulla vale senza il filo. Nel breve filmato di presentazione di Ago, elaborazioni a ripetizione della grafica del progetto, ma ben poche immagini di contenuto. Certo, la comunicazione è importante, ma la comunicazione di che cosa resta la domanda a cui nessuno finora ha dato esauriente risposta. Del progetto culturale emergono spezzoni e non un insieme coerente. L'unica novità, più annunciata che presentata, è la digitalizzazione dei patrimoni librari, ma a che punto è la preliminare catalogazione? Quali collegamenti con quanto realizzato a livello nazionale? Chi controlla i contenuti della comunicazione?» —
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