È ora che le scuole siano pronte
davide berti
La rivoluzione delle scuole medie modenesi era attesa da tempo e l’aveva anticipata al nostro giornale lunedì scorso l’assessore all’istruzione Gianpietro Cavazza. Ed ora che è arrivata ufficialmente è lecito chiedersi se le scuole siano davvero pronte a questa rivoluzione. Una domanda che abbiamo fatto anche ieri in occasione della presentazione del progetto. Una domanda che ha lasciato un po’ stupito il dirigente scolastico provinciale Silvia Menabue. Una domanda che non era un attacco, ma voleva solo capire quanto le scuole abbiano recepito che da ora in avanti il progetto è unitario. Per davvero. Il motivo? Fino ad oggi, anche se a parole chi governava le scuole parlava già di un sistema perfettamente omogeneo, non era proprio così. Il sistema scolastico modenese ha generato negli anni scuole di serie A e scuole di serie B, dove la capacità dei docenti non c’entra. In tutte le scuole ci sono insegnanti che si fanno in quattro, che credono nel loro mestiere, che sopperiscono alle assenze di personale, che dedicano molto più tempo ai ragazzi delle famose 18 ore. Ce ne sono tanti, e per fortuna sono la maggioranza. E hanno voglia di mettersi in gioco per migliorare la scuola. La scuola si regge su di loro. Ma la scuola non deve fare l’errore di chiudersi. Non deve dimostrarsi autoreferenziale o vittima della burocrazia. Non deve partecipare ad una gara. Perché la scuola è prima di tutto dei ragazzi. E tutti i ragazzi devono avere le stesse opportunità. Essere assegnati all’uno o all’altro comprensivo - assessore, lo sa bene che la scuola media non si sceglie - non deve generare differenze, ma solo uguali opportunità di crescita. Quindi, professoressa Menabue, tranquilla: volevamo solo sentirci dire che le scuole sono già pronte. Stavolta per davvero. —
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