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l’evento 

Fondazione Pesciolino Rosso e un’unica missione: i giovani

Lisa Gurrisi

Arriva anche a Modena, oggi al PalAnderlini, il messaggio di Gianpietro Ghidini «La droga mi ha tolto mio figlio Emanuele: ricordo ai ragazzi che non sono soli»

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«Non ho potuto salvare mio figlio Emanuele, ma salverò altri giovani».

Così Gianpietro Ghidini, fondatore dell’associazione benefica PesciolinoRosso, mette in chiaro la sua missione.

Da oltre cinque anni Gianpietro incontra giovani di tutta Italia con un obiettivo: far conoscere la storia di Emanuele, suo figlio. Domani sarà finalmente a Modena presso il PalAnderlini con più di 600 studenti di tutta la provincia per un incontro toccante e dal significato profondo.

Come e quando nasce la fondazione?

«L’associazione PesciolinoRosso è nata dieci giorni dopo la scomparsa di mio figlio Emanuele nel 2014. Si è buttato nel fiume vicino a casa, dopo l’assunzione di alcune droghe che giravano ad una festa. Un padre, in questa situazione, si trova davanti a sé due vie: seguire il figlio o rialzarsi. Io ho scelto di lottare. Ho scelto di ricominciare dai giovani e prevenire queste situazioni. Per questo nasce la fondazione: per ricordare ai ragazzi che non sono soli, che la vita è preziosa».

Qual è l’obiettivo principale di questi incontri?

«Il mio unico scopo è quello di aiutare i giovani, far trovar loro la retta via. Non sono riuscito a salvare mio figlio, ma questo non esclude che potrò salvarne tanti altri. Quando mi abbracciano e mi sussurrano all’orecchio “mi hai salvato la vita”, o anche un semplice “grazie”, capisco che è questa la mia strada».

Cosa consiglierebbe ai giovani d’oggi per non incombere in queste situazioni?

«Credo che la parola chiave sia “serenità”. La serenità con la quale vivere giorno dopo giorno. Ricordarsi sempre quali sono i veri valori e non farsi sopraffare dalla noia. Spesso è questa che fa cadere in inganno i giovani, come se la droga, i soldi e il potere potessero colmare il malessere che abbiamo dentro. Chiaramente non è così. Dovremmo incominciare a vivere secondo, quella che chiamo io, “Rivoluzione R.A.P.P.”».

Cosa significa “Rivoluzione R.A.P.P”?

«È uno stile di vita. Un modo per raggiungere la serenità interiore. R sta per Ringraziare ogni giorno per quello che si ha, A sta per Aiutare e Amare gli altri, P per Prepararsi alla vita attraverso la cultura e l’ultima P sta per Perdonare gli altri, ma anche se stessi».

L’evento sarà dunque un vero e proprio confronto tra lei e i giovani?

«Sì, negli incontri cerco sempre di coinvolgere tutti i ragazzi attraverso le mie parole, video e musiche, grazie anche alla collaborazione del mio amico Marco Ligabue. Tuttavia il mio intento è soprattutto quello di trasmettere a più ragazzi possibili la storia di Emanuele e far sì che non accada mai più». —





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