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Racconti e aneddoti degli storici barbieri raccolti in un libro E c’è anche Vasco...

Racconti e aneddoti degli storici barbieri raccolti in un libro E c’è anche Vasco...

Pierluigi Albertini racconta la sua opera “Pelo e contropelo” Tante curiosità tra cui quel taglio indigesto per il Kom

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VIGNOLA. Sala dei Contrari del castello gremita sabato pomeriggio per ascoltare la presentazione, con tanto di testimonianze dirette di diversi protagonisti, del nuovo libro del professor Pierluigi Albertini dal titolo “Pelo e Contropelo”, edito dal gruppo di documentazione vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”. Il volume, in oltre 250 pagine, racconta la storia dei barbieri vignolesi, con diversi aneddoti e curiosità.

UN LAVORO DI ANNI

«È un libro – spiega il professor Albertini – che nasce dopo un lavoro di alcuni anni, e che rappresenta il nono volume della collana “Vignola racconta”. Il decimo libro della collana, peraltro, è già in preparazione, e avrà come tema quello delle osterie locali».

Dopo l’introduzione di Paolo Grandi, presidente del gruppo “Mezaluna”, la parola è passata al protagonista, il prof. Albertini, che non ha mancato di chiamare sul palco anche alcuni dei diversi barbieri che hanno fatto la storia del “pelo e contropelo” a Vignola.

Ecco allora vere e proprie istituzioni come Paola Sassi, la prima “barbiera” donna di Vignola («e forse d’Italia», ha aggiunto Albertini), Daniele Lenzi («nel cui negozio non mancava mai l’Unità»), Giovanni Muratori («bravissimo, e che tiene ancora una scuola per barbieri»), Bruno Incerti («dove quando arrivava il parroco bisognava coprire qualche foto un po’ osé»).

C’è ANCHE VASCO

Sempre Albertini ha raccontato anche di quando un giovanissimo Vasco Rossi venne a farsi tagliare i capelli a Vignola, nel salone di via Minghelli: sembra che il grande Vasco, in quell’occasione, si arrabbiò un po’, perché la sua chioma era stata ridotta più di quanto in effetti volesse.

UN PEZZO DI STORIA

Aneddoti e personaggi a parte, questo libro offre anche uno spaccato della storia locale del Novecento, dal momento che si evidenziano anche abitudini e consuetudini.

Solo un piccolo estratto, giusto per capire: «Per sopperire al calo di clienti – scrive Albertini – i barbieri negli Anni ’50, attraverso le proprie associazioni di categoria, si riorganizzano creando dei centri tecnici, delle vere e proprie scuole di taglio e acconciature maschili, come avveniva nel campo femminile delle parrucchiere».

O ancora: «Dal barbiere si respira ottimismo: i lamenti “sociali”, i guai individuali, sono spesso stemperati dalla verve dell’artista di forbici e rasoio che da consumato giurista, da affabulatore arguto alla Bertoldo, ti dice e non ti dice, afferma e rinnega in un bonario gioco dialettico che fa sempre e solo bene. È in fondo la scuola attiva, quella dell’esperienza che dà rughe alla pelle e non lisci diplomi, a permettere con fondato arbitrio di cogliere i segni reconditi delle personalità altrui e viverne in proprio le contraddizioni, le fatiche e le speranze. Perché il barbiere, in specie l’anziano barbiere… non poteva (non può) non essere “il saggio del villaggio” su cui fare pieno affidamento».

Il libro di Albertini è disponibile presso il gruppo Mezaluna di Vignola. —

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