Schianto in Kenya, muore una 66enne Era in Africa per un progetto umanitario
Guglielmina Bellelli viaggiava con il marito Mario Grappi e un sacerdote, entrambi illesi. Collaborava con la diocesi di Malindi
Guglielmina è morta a 66 anni nella terra di cui si era innamorata, il Kenya. È morta martedì pomeriggio per le lesioni riportate in un incidente stradale mentre viaggiava in auto con il marito Mario Grappi, di 4 anni più grande. Erano a bordo di una vettura guidata da un sacerdote della diocesi di Malindi, con cui collaboravano per la realizzazione di un progetto umanitario: secondo le testimonianze l’auto si sarebbe ribaltata e Guglielmina è spirata durante il trasporto in ospedale. Il marito, invece, ha riportato solo lievi contusioni, così come il religioso. I tre viaggiavano sulla costa keniana, lungo la strada asfaltata per Lamu e l’incidente è avvenuto nei pressi di Gongoni, a 40 chilometri da Malindi. La 66enne lascia una figlia.
L’AMORE PER IL KENYA
Guglielmina, o come tutti chiamavano Mimma, e Mario, che abitano a Serramazzoni, si erano innamorati anni fa del Kenya, dopo un viaggio. Avevano deciso di adoperarsi per quella terra e dopo la pensione (entrambi hanno lavorato come impiegati) e diversi viaggi umanitari, avevano progettato assieme al vescovo di Malindi monsignor Barbàra Emanuel (scomparso a inizio anno) la realizzazione di alcune abitazioni per ospitare donne vittime di violenza. Nasce così il progetto Bawa La Huruma, che tradotto significa “L’ala della misericordia”.
«Le parole di Papa Francesco - scrivono Mimma e Mario in una lettera - che ha voluto intitolare l’anno 2016 “anno della misericordia”, hanno acceso la scintilla di una nuova idea: “Bawa la huruma”. Il progetto considera la costruzione di due ordini di casette di tipo “a schiera”, con una superficie di circa 30 metri quadri ciascuna, composte da una parte giorno, una parte notte ed un bagno. Verranno posate su una piattaforma rialzata per superare le difficoltà dei periodi delle piogge, e realizzate “a specchio” per consentire di ottimizzare la distribuzione della rete idrica, elettrica, ed anche quella delle acque nere».
E ancora: «Lo scopo iniziale pensato per la destinazione di queste abitazioni, a seguito di approfondite e condivise considerazioni con il Vescovo viene modificato. Inizialmente era prevista l’accoglienza di qualche famiglia particolarmente bisognosa attraverso una ricerca affidata alla Diocesi. Tenuto conto che alla fine del 2017 alcune delle ragazze madri, violentate o abusate, accolte nella struttura del Pope Francis Home, dove personale specializzato le ha accompagnate per un intero anno, dovranno lasciare la struttura insieme ai figli, per non riportarle immediatamente nella famiglia che a volte è stata proprio il luogo dove si è perpetrata la violenza». Non solo assistenzialismo, ma anche sostegno. Le donne, infatti, avrebbero potuto iniziare a lavorare in una coltivazione di ananas, in modo da poter provvedere a se stesse.
ROCK NO WAR
Nel corso del loro cammino Mimma e Mario hanno chiesto l’appoggio della Onlus Rock No War di Formigine, che ha studiato e deciso di sostenere il progetto. Domenica i coniugi Grappi sarebbero dovuti rientrare in Italia per le festività natalizie e aggiornare anche Rock No War dei progressi in Kenya, prima di prendere parte ad altre raccolte benefiche. La vita di Guglielmina si è spezzata, ma non il suo sogno: due casette sono già state realizzate e a breve ospiteranno le prime donne vittime di violenza. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
