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concordia 

A febbraio la sentenza del processo alla Cpl

F.D.

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CONCORDIA. Continuano a sfilare i testimoni della difesa al processo che vede imputati gli ex vertici di Cpl. Un procedimento che ormai volge al termine tanto che il calendario di udienza prevede di arrivare alla sentenza nelle prime settimane di febbraio. Tutto sarà ovviamente subordinato alla presenza dei testi - ieri ne erano assenti due - e ai tempi con cui la Procura, rappresentata dai pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei, e le difese completeranno le rispettive discussioni conclusive.

Intanto ieri è stata proposto uno spaccato dell’attività della Tunita, società di Francesco Simone in Tunisia. C’è stato qualche momento esilarante mentre si discuteva di come il procacciatore di affari pagasse i collaboratori di Tunisi («In contanti così non si pagavano le tasse») tra cui l’avvocato Sami, che dal 2008 al 2011 ha curato gli affari legali della società. Professionista che conosce almeno cinque lingue, Sami ha ripercorso l’ascesa di Simone a Tunisi grazie ai legami con la famiglia Craxi e alle entrature con la famiglia presidenziale. Conosceva tanta gente e anche di alto livello, l’imputato difeso dall’avvocato Michele Andreano. E poteva permettersi di pagare i professionisti anche 15mila euro al mese, sfruttando la situazione della Tunita: società estera, esentata dal pagamento delle tasse e quindi non soggetta di fatto a controlli fiscali. Aveva preso in affitto un lussuoso ufficio, aveva una decina di collaboratori e apriva business alle aziende italiane tra cui Cpl. «Ma non poteva pagare tangenti - ha detto l’avvocato - perché in Tunisia non funziona così, non si vincono gare in quel modo, ma solo per meriti progettuali. Però pagava in contanti e in euro, al mercato nero del cambio era più conveniente». —

F.D.

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