Acimac, fatturato di 2 miliardi e l’export è in calo del 9,8%
Alcuni mercati di sbocco hanno evidenziato una riduzione della produzione Gambuli: «La crisi di molti paesi si ripercuote sulla vendita di tecnologie»
Anche i campioni prima o poi attraversano un momento di assestamento. È capitato anche ad Acimac che, dopo ben cinque anni consecutivi di crescita, caso unico nella sua storia, chiude l’anno con un fatturato di settore di poco superiore ai 2 miliardi di euro, a fronte dei 2,2 miliardi del 2017. Per il settore dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per ceramica la contrazione maggiore è avvenuta nelle esportazioni che, ferme a poco meno di 1,5 miliardi, calano del -9,8%. Per quanto riguarda l’Italia, invece, la situazione si mostra per il momento più rosea, con un mercato che, anche grazie agli incentivi fiscali previsti dal piano per l’industria 4.0, si assesta sui livelli dell’anno scorso a 583 milioni. A destare preoccupazione negli industriali, sempre con riferimento al nostro Paese, le intenzioni dell’attuale governo, che sembra poco interessato alla creazione di politiche economiche e sociali per il settore produttivo. «Nel 2018 – ha dichiarato il presidente di Acimac, Paolo Sassi – alcuni dei nostri principali mercati di sbocco hanno evidenziato delle riduzioni nella produzione di manufatti ceramici, che si sono pertanto riflesse in un calo degli investimenti in tecnologia». Da villa Marchetti, però, la parola crisi non è di casa. «Credo che periodiche ristrutturazioni del modo di porsi sui mercati – ha spiegato il direttore generale di Acimac, Paolo Gambuli – siano la regola. Le aziende che si sono attrezzate per tempo escono rafforzate da questi momenti di trasformazione, in cui chi è stato fermo vive le difficoltà e chi si è mosso vive le opportunità. Anche se il 2018 registra uno scenario diverso, è bene ricordare che il mondo delle macchine che producono tecnologie e materie per l’industria ceramica è andato bene per 5 anni. Abbiamo segnato un rallentamento significativo e vistoso su molti mercati internazionali, anche per via della crisi di molti Paesi ad altra produzione ceramica, che si è ovviamente ripercossa sulla vendite delle tecnologie. Facciamo fatica a prevedere che il 2019 e il 2020 saranno in grado di darci le soddisfazioni passate, ma non demordiamo perché tutte le aziende associate si stanno attrezzando per affrontare un mercato che probabilmente non sarà troppo brillante. Ritengo comunque che, con riferimento ai produttori di macchinari, non ci saranno grandi ricadute a livello occupazionale: così come le aziende sono in grado di assorbire incrementi di domanda, allo stesso modo sono capaci di gestire conseguenti cali. Dal punto di vista di chi produce tecnologie c’è da tempo l’esigenza di creare aggregazioni più significative, perché pensare di fornire mercati e clienti sparsi per il mondo con gli alti livelli di qualità di servizio richiesti è quasi impossibile se non si hanno dimensioni importanti. Questo processo di concentrazione è stato molto dinamico anche nel 2018 e probabilmente ci saranno altre occasioni di accorpamento». —
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