Modena. Marco Baruffaldi “scalda” le Carducci e insegna a denunciare i bulli
«Quelli che si comportano così rischiano di diventare i mafiosi di domani» Abbraccio tra Marco e alcune vittime che hanno raccontato d’aver subito violenze
MODENA. «I bulli di oggi rischiano di diventare i mafiosi di domani». La scuola Carducci ha ospitato ieri una lezione diversa dalle altre. L’ospite era Marco Baruffaldi, rapper di Castelfranco in prima linea contro il bullismo. Baruffabomber e il padre Arnaldo hanno offerto il perfetto assist agli studenti e alle loro voci. Ragazze e ragazzi hanno testimoniato di essere stati vittime di bulli (almeno venti) e carnefici (un caso); hanno letto con l’insegnante Francesca Cavazzuti la storia di Lauren Potter, attrice simile a Marco per la forza interiore. Aver subito violenza per essere “diversi” (entrambi sono affetti da sindrome di Down) non ha impedito loro d’inseguire i sogni: lei in tv e alla Casa Bianca, lui a X Factor e testimonial nazionale dello “Scacco al bullo”, dal titolo dell’iniziativa di ieri.
Tanti gli applausi, diversi i momenti di commozione. «Quando subivi momenti di bullismo qualcuno ti aiutava?», ha domandato una studentessa. Poco prima, era stata la prima ragazza a farsi avanti e raccontare davanti ai compagni di aver avuto «un amico, almeno pensavo, che alle spalle mi prendeva in giro e mi diceva frasi del tipo “Non dovresti esistere al mondo, non ti meriti di stare qui”, insultandomi per l’aspetto fisico».
«No, purtroppo no», è stata dopo la risposta di Marco, che ha spiegato ai più giovani di aver subito «minacce, spintoni e botte, ma la violenza morale era più forte di quella fisica perché mi mancava l’autostima e così mi mancava tutto». L’abbraccio spontaneo tra i due, come quello con cui era stata accolta la studentessa dai compagni, è stato tra gli attimi più toccanti. Come hanno suscitato applausi l’insegnante di sostegno che ha chiesto scusa all’ospite per la violenza inflittagli da un collega; come gli altri ragazzi che si sono fatti forza e hanno denunciato quanto subito. «Ero preso di mira se non facevo quello che voleva un mio compagno – ha spiegato il primo – che faceva brutti disegni di me e diceva cose non vere».
«In prima elementare, ragazzi di quinta mi hanno buttato i libri nel water – ha aggiunto il secondo – e dicevano parolacce, accusandomi con la maestra. Sono andato dalla preside e sono stati espulsi». E ancora: «Un compagno che pensavo amico mi ha rubato alcune carte». «Sono stato bullizzato da un compagno che mi diceva bugie – ha concluso un quarto – e che nella lotta vinceva e si vantava». Tante domande dagli studenti e anche per gli studenti. «Un bullo da grande a cosa somiglia?», ha chiesto Arnaldo. Le risposte sono state diverse: «Un bullo non va da nessuna parte», «sarà ignorante», «farà mobbing», «farà i furti». La replica di Baruffaldi è un invito a riflettere: «La parola giusta è mafia. Pensate a chi dice: “Ti do botte se non mi dai una parte di guadagno” per esempio». Utili i consigli nel caso dovessero capitare episodi di bullismo: «Parlatene con tutti: i genitori, gli insegnanti, il preside. Se non vi ascoltano, andate in caserma dai carabinieri». Uno studente ha accompagnato Baruffabomber sulle note di “Siamo tutti diversi tra noi”, la canzone con cui Marco ha duettato con J-Ax a Tu si que vales, mentre compagni e insegnanti cantavano e applaudivano. Infine, è partita la caccia all’autografo. —
G.F.
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