Gazzetta di Modena

Modena

TRAGEDIA AL RAMAZZINI 

Morta dopo ore d’attesa al pronto soccorso: assolta addetta al Triage

Carlo Gregori

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La sentenza



Assolta l’infermiera del pronto soccorso dell’ospedale Ramazzini accusata di omicidio colposo per la morte di una farmacista entrata alle 16.30, dichiarata codice verde, visitata ore dopo quando la sua situazione sanitaria stava precipitando a causa di una scepsi da streptococco e deceduta alle 23.30.

La sentenza del giudice ha scagionato dalla sua responsabilità proprio l’addetta al Triage e quindi dell’assegnazione della gravità dei codici dopo una lunga serie di perizie mediche arrivate a simili conclusioni: la gravità della paziente era tale che era ininfluente il colore del codice Triage.

I consulenti dell’infermiera difesa dall’avvocato Alessandro Sivelli, - il medico legale dottor Sabino Pelosi e l’infettivologo professor Pierluigi Viale - hanno infatti stabilito che l’infezione era già in uno stadio molto avanzato. Durante le indagini anche due medici del pronto soccorso erano stati indagati per questa tragedia capitata il 12 febbraio 2012, ma in udienza preliminare erano stati prosciolti perché non potevano essere responsabili avendo seguito il protocollo Triage e quindi avendo rispettato i tempi del codice verde.

Dalla ricostruzione, la farmacista E.M., madre di una bambina, è arrivata al Ramazzini alle 16.30 ed è morta alle 23.20 dopo essere rimasta in pronto soccorso fino a poco dopo le 20, quando la sua situazione era compromessa. Il decesso, avvenuto dopo sei ore in pronto soccorso, è stato così inaccettabile per il marito che ha sporto denuncia. Al processo hanno deposto numerosi testimoni dell'accusa tra i quali la dottoressa che quella sera ha preso in carico la 43enne rendendosi conto nell'arco di 40 minuti di visita che era molto grave. Nella denuncia il marito ha scritto che fino alle 19.10 nessuno aveva visitato E.M. dato che era classificata codice verde. È rimasta in attesa per quasi 4 ore, prima di diventare codice giallo. La dottoressa ha ricostruito quelle ore, fino a quando ha capito che quella donna aveva una febbre a 40 gradi. Il medico ha disposto prelievi di sangue per esami di vario tipo, mentre iniziava una diagnosi differenziale. Ma erano le 20 e il suo turno finiva. Così ha passato le consegne a un collega giovane e ha avvisato anche la rianimazione. Nonostante alcune procedure adottate, poco dopo E.M. è stata ricoverata ed morta alle 23.30. Ora resta la causa civile per il risarcimento. —



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