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La rigenerazione degli spazi degradati Uno sguardo sulla Modena da ripensare

Stefano Luppi

Una mostra sul Novecento in città apre la discussione sulla riqualificazione anche delle aree pubbliche 

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lo scenario

«Questa mostra sulla Modena del ‘900 - spiega il vicesindaco Gianpietro Cavazza - riassume vent’anni di lavoro e ricerca della città che presenta il 23% di territorio costruito e il restante lasciato rurale. La nostra giunta negli ultimi anni ha messo al centro il non consumo di suolo e la spinta sulla rigenerazione degli spazi soprattutto pubblici».

Cavazza ieri era alla chiesa San Carlo a introdurre la rassegna “La città del Novecento e il suo futuro” (inaugura stasera alle ore 17 in via San Carlo) che fa il punto su quanto è accaduto e accade dai punti di vista storico, ambientale, urbanistico negli ultimi cent’anni. C’è di tutto in questa rassegna che prosegue fino al 10 febbraio, compreso un interessante tappeto che riproduce dall’alto tutta Modena dove inevitabilmente ogni visitatore cercherà la propria abitazione. Ma, appunto, insieme a disegni e progetti usciti dall’Archivio comunale, ci sono molti contenuti che permettono di farsi una idea su quel che è accaduto. Se il sindaco Gian Carlo Muzzarelli nella sua introduzione al catalogo enuclea i progetti portati a casa in questi anni (ex Aem ed ex Enel, scuole Marconi, ex Mercato bestiame, pala Mdiba, Data center), una visita alla mostra porta a qualche riflessione. La parte più di attualità è la sezione “sfide” dove si raccontano i passi compiuti dagli anni Ottanta in tema di riqualificazione di aree ed edifici dismessi. I cartelloni portano come esempi la riqualificazione dell’ex Amcm - una odissea lunga decenni che in parte si sta concludendo - insieme ai miglioramenti intercorsi all’R-Nord e quelli più complicati lungo la fascia ferroviaria con le ex Fonderie. Non c’è traccia, però, dei lunghi dibattiti che da molti anni dividono società e politica in città. E non c’è traccia neppure delle tante archistar chiamate qui e poi inesorabilmente bocciate. Vero è che abbiamo un monumento straordinario del contemporaneo come il cimitero di Aldo Rossi (incompleto) e i parchi disegnati di Cesare Leonardi e Franca Stagi, ma qui hanno fallito tra gli altri Frank. O. Gehry, Mario Botta, Gae Aulenti. La rassegna nasce dal lavoro dell’Ufficio ricerche sulla storia urbana del Comune di Modena diretto da Catia Mazzeri e vi ha collaborato anche l’ex presidente di Seta Vanni Bulgarelli. «L’appuntamento allestito da Fausto Ferri - spiegano Mazzeri e Bulgarelli - è frutto del lavoro pubblico di questi anni che ha anche portato alla pubblicazione di due volumi dedicati ai monumenti di Modena nel secolo scorso. Raccontiamo in questa sintesi i diversi aspetti della città che magari i cittadini si scordano di guardare. Analizziamo il passato da vari punti di vista e analizziamo gli anni ’50 del degradato centro storico, le costruzioni susseguenti lungo i viali, gli inserimenti nei decenni successivi, fino alle discussioni che hanno interessato la città negli ultimi anni. Serve consapevolezza».

Quattro video spiegano inoltre le varie fasi della rassegna - gli anni delle guerre mondiali, della ricostruzione, dei tanti edifici dalla funzione pubblica - e presto arriverà anche una applicazione innovativa per smartphone che permetterà di avere sul telefonino le schede degli edifici di maggior pregio del ‘900. —

Stefano Luppi

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