Così saranno ricordati gli ebrei di Villa Emma
Uno studio cremonese vince il concorso per Prato Galli dove sorgerà il memoriale per rivivere l’accoglienza dei perseguitati
NONANTOLA. Rivivere l’accoglienza, non ricordare il concentramento. È uno dei concetti centrali della trasformazione dei casali di Prato Galli, l’area coinvolta dal bando “Davanti a Villa Emma”.
Tra i 37 progetti in concorso, ha vinto quello presentato dallo studio cremonese Bianchini e Lusiardi. Sette le caratteristiche apprezzate dalla commissione esaminatrice per far rivivere un luogo in cui sono state scritte pagine di storia durante la seconda guerra mondiale. Testimonianze che lo studio intende far rivivere come pratica di solidarietà verso chi è in pericolo e di accoglienza, come hanno fatto i nonantolani tra il 1942 e il 1943, mettendo a repentaglio la vita per proteggere giovanissimi ebrei in un’epoca di persecuzioni.
L’itinerario partirà dallo spazio davanti all’ingresso per ripercorrere l’arrivo dei ragazzi, gli incontri con i locali, le abitazioni in cui son state accolti i primi, i luoghi in cui sono stati nascosti e la fuga per sfuggire alle persecuzioni. Lo spazio si prospetta accogliente, pensato come aperto e integrato nel contesto nonantolano.
Non a caso, i vincitori del bando hanno escogitato un collegamento con il centro storico, creando un percorso artistico lineare, essenziale e sostenibile. Nell’edificio principale sarà posizionata la sede di uno spazio espositivo legato alla memoria, inseriti gli uffici e gli archivi della Fondazione Villa Emma. Lo sguardo al presente e al futuro sarà garantito da altri spazi polifunzionali che diventeranno luoghi ideali per laboratori didattici e associazioni, gruppi e servizi che sul territorio si occupano di accoglienza e migrazioni.
L’accoglienza sarà ricordata da un elemento simbolico: le seggiole. Rappresentano le case, le officine e le botteghe in cui i ragazzi forestieri in fuga dalle persecuzioni sono stati accolti. Gli elementi scenici saranno costruiti in bronzo e posizionati vicino a elementi chiave dei nuovi spazi. Alcuni manufatti, come i muri sul lato della strada, saranno invece conservati nella loro interezza, come segno tangibile del tempo.
Lo studio vincitore ha puntato su una nuova visione dei binomi “interno-esterno” e “vicino-lontano” con tre accorgimenti. I confini sono rarefatti, i riferimenti alla campagna continui, evidenti i legami con la “sukkah”. Il riparo dal popolo ebraico durante la fuga dell’Egitto è però interpretato alla luce dell’accoglienza offerta dal territorio nel secolo scorso.
In materia di tempi, non sono si conosce ancora un’indicazione sul taglio del nastro. La Fondazione Villa Emma vorrebbe avere il progetto esecutivo entro il prossimo settembre, dopo circa sei mesi per l’approvazione per quello di fattibilità. Nel frattempo, intende avviare un percorso di raccolta fondi importante. Il bando prevede un tetto massimo di due milioni di euro, da reperire con la Fondazione Cassa di Risparmio, il Comune e nuovi soggetti da definire (si fa già il nome della Regione). Servirà poi il bando per aggiudicare i lavori prima della realizzazione vera e propria dell’opera. —
G.F.
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