Gazzetta di Modena

Modena

due serate con il teatro dei venti 

Un palcoscenico per i detenuti Corsi e performance contro i pregiudizi

G.F.

Gli ospiti del Sant’Anna e della casa di lavoro a Castelfranco interpretano “Padri e figli” sotto la regia di Stefano Tè

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Un palcoscenico per eliminare le etichette. Venerdì e sabato prossimi alla Torre di via Morandi andrà in scena “Padri e Figli”, studio teatrale realizzato dagli attori delle case circondariali di Modena e Castelfranco e del Teatro dei Venti. «A noi loro interessano come attori – ha sottolineato il regista Stefano Tè – perché non intendiamo fare un ‘teatrino’. Abbiamo realizzato un percorso con persone di grande valore artistico e umano, dotate di una disponibilità alla profondità, alla generosità e all’ascolto che difficilmente si trova in ambito professionale. Ci stiamo allontanando sempre più dall’idea del teatro sociale con questo nuovo progetto condiviso». La rappresentazione verterà su due figure centrali. «Abbiamo voluto approfondire due personaggi ovvero Cristo come appare nei Vangeli tradizionali e apocrifi e Pinocchio di Collodi – ha aggiunto il regista – creando spazi e distanze per collocare una terza storia. Abbiamo voluto allontanare il più possibile ogni coinvolgimento diretto degli attori-detenuti per non pescare nelle loro storie: un’operazione difficile e che nemmeno c’interessa». Il regista desidera che, da attori, si concentrino sui personaggi, immedesimandosi in loro, divenendo in qualche modo loro. Una metamorfosi per cui servono talento, passione e ore d’impegno per migliorarsi continuamente. «Lavoriamo quotidianamente su tre percorsi: due al Sant’Anna e uno a Castelfranco – ha proseguito Tè – coinvolgendo circa sessanta detenuti alla settimana per tre o quattro volte alla settimana. Inoltre, affianchiamo un percorso per la realizzazione di spettacoli. Il primo è un percorso di formazione teatrale, il secondo coinvolge invece soltanto alcuni detenuti dei tre percorsi nello spazio neutro del nostro teatro. Attualmente abbiamo nove persone, tra detenuti in permesso ed ex detenuti, al fianco dei nostri professionisti, musicisti e tirocinanti». I pregiudizi però ci sono ancora e si fanno sentire. «Abbiamo letto di commenti negativi riguardo alle nostre attività – ha garantito il regista – e questo ci fa molto male. Chiaramente c’è ancora chi pensa a un percorso in carcere legato alla punizione e non al recupero di persone che hanno sbagliato, ma che hanno il diritto di avere un reinserimento nella società. Esistono studi che dimostrano come i percorsi teatrali attivati in carcere permettono a chi esce di commettere più difficilmente reati rispetto a chi non li segue. Il nostro percorso non è né educativo né riabilitativo. È teatro di per sé, fatto di applicazione, ascolto e relazione. Caratteristiche che servono a migliorare qualsiasi uomo». Le porte per il pubblico saranno aperte fino alle 20,30 venerdì con ingresso su prenotazione (345 6018277, biglietteria@trasparenzefestival.it) e rappresentazione alle 21. Sabato 22 si replica alle 17 e alle 21. —

G.F.

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