Veleno, risposte vaghe sui soldi e Gigi Costi difende il “sistema”
L’ex sindaco cita le sentenze e don Giorgio: «Ci sono state condanne definitive» L’avvocato delle famiglie coi figli “svaniti”: «Appigli per sfuggire a responsabilità»
MEDOLLA. Per l’ex direttore dell’Ausl, Rubbiani, lo psichiatra Valgimigli non la racconta giusta quando denuncia un progetto per fare soldi e carriere sulle spalle delle famiglie della Bassa, facendo leva sull’inchiesta di 20 anni fa sui riti satanici che ha fatto scomparire una ventina di bambini, gettando nel dolore eterno tante famiglie. Per l’ex referente dei Servizi Sociali, Monica Benati, le risposte e i documenti sono sempre stati consegnati a chi chiedeva chiarimenti,
Per la psicologa Valeria Donati e lo staff di assistenti sociali poi passate al settore privato, ricavandone importanti compensi per le consulenze legate a quei fantasiosi abusi e riti, rispondere oggi non serve, e comunque il loro lavoro è stato impeccabile. Sono anche di questo tenore le risposte scritte agli atti della Commissione Servizi Sociali dei Comuni dell’Area Nord, fatte pervenire da alcuni dei 15 invitati che non si sono presentati. Degli altri (tra gli invitati c’erano Boschetti, Rabboni, Dall’Olio, Veronesi, Primavera, Meschieri e Michelini...), non si è saputo.
Togliendo la scena ad un timido Marcello Burgoni (che ha solo letto difese scritte e formali) si è invece presentato l’ex sindaco di Mirandola, Luigi Costi, oggi dirigente del Comune di Modena. Nel merito Costi ha cercato di sostenere, citando sprazzi di sentenze, che Don Giorgio era stato giudicato colpevole (salvo poi attutire), e altre amenità.
Parole dure, sostenute dalla sua riconosciuta abilità oratoria, e tese a tenere in piedi l’inchiesta dell’epoca che non solo le sentenze ma anche le testimonianze e i racconti di questi giorni a “Veleno” hanno eufemisticamente... demolito.
In una nota l’Unione Area Nord scrive: «Quasi tutti gli scriventi hanno fornito informazioni ed opinioni sull’accaduto, rivendicando la serietà del lavoro svolto e mettendo in risalto gli aspetti di umana sofferenza vissuti dai protagonisti e da loro stessi in prima persona. Le lettere sono agli atti della Commissione e del Consiglio dell'Unione... Costi ha inoltre letto le conclusioni della più recente sentenza in materia, quella della Corte di Cassazione del dicembre del 2014, nella quale, mentre si confermava l'assoluzione di due imputati, si confermava altresì che "è indubbio e giudizialmente accertato che i minori vennero abusati"».
Con toni cerchiobottisti - ma in questa vicenda si fa davvero fatica a tenere i piedi in due staffe - il sindaco Alberto Silvestri, assessore di riferimento dell’Area Nord, aggiunge: «Stiamo facendo un buon lavoro. Sono emerse molte cose poco conosciute e stiamo ricomponendo un quadro con molto ordine, serenità ed obiettività. Ci sono ancora approfondimenti da fare... ma credo che entro pochi giorni completeremo questo esame e consegneremo ai consiglieri e all'opinione pubblica una valutazione trasparente e conclusiva».
Diversa la lettura del consigliere Antonio Platis di Fi: «Burgoni si è impegnato a rispondere alle domande solo dopo, e per iscritto. Questo ha tagliato le gambe al dibattito. Costi ha spiegato come le psicologhe che lavoravano all’Ausl di Mirandola e poi nel 2002 al Cab svolgevano l’attività come libera professione e non come dipendenti. Questo, in realtà, infittisce il mistero sulla maxi consulenza al Cab per oltre 2,2 milioni di euro, in quanto non si capisce come mail l’Ente Pubblico scelse proprio quella struttura che, a questo punto, non aveva tutti quegli specialisti in pianta organica. La richiesta di maggiore trasparenza – ironizza Platis – è stato forse l’unico punto condiviso da tutta la commissione, benché in 30 interrogazioni nessun parlamentare o consigliere sia riuscito ad avere i dettagli precisi delle spese, se non il sottoscritto, seppur parzialmente».
«La frase della sentenza citata da Costi? - interviene l’avvocato Patrizia Micai - va letta in un contesto, non estrapolata. E il contesto è chiaro: anche i giudici non hanno creduto a quel castello accusatorio. La revisione dei processi dovrà servire proprio a rendere tutto coerente, togliendo appigli utili solo a sottrarsi ad evidenti responsabilità». —
Alberto Setti
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