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Legacoop Estense: cresce il lavoro ma c’è molta prudenza

Luca Gardinale

Il 2107 chiuso con un aumento dell’occupazione del 5,8% ma ben l’88% degli utili viene destinato a riserva

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Cooperative in crisi? Non proprio, o almeno non nelle terre che da sempre fanno della cooperazione uno dei punti di forza.

Ne sanno qualcosa le province di Modena e Ferrara, che due anni e mezzo fa hanno deciso di unire le forze, facendo nascere Legacoop Estense, la centrale cooperativa nata dal “matrimonio” delle due Leghe provinciali. Due dati su tutti: alla fine del 2017, un cittadino su due era socio di una coop - 494.419 soci su una “maxi provincia” che conta un milione di abitanti - mentre un dato ancora più interessante viene dal lavoro, dal momento che l’anno scorso l’occupazione nelle cooperative campione è cresciuta del 5,8%, a fronte di un aumento generale nel mondo produttivo compreso tra lo 0,6% modenese e l’1% ferrarese.

Numeri e concetti illustrati ieri mattina, durante la conferenza di fine anno di Legacoop Estense, che ha fatto il punto sullo stato di salute delle cooperative delle due province, guardando al futuro nonostante i problemi, come quello delle false coop: proprio a questo proposito, il presidente Andrea Benini fa notare che «sono passati tre anni, un mese e otto giorni dal 29 ottobre 2015, data in cui sono state depositate alla Camera le oltre 100mila firme per una legge ad hoc, mentre oggi è stato previsto solo qualche singolo intervento nella legge di Bilancio approntata dal governo Gentiloni».

«E questo è decisamente troppo poco - incalza il numero uno della centrale che dal 2016 ha messo insieme Modena e Ferrara - anche perché, secondo una ricerca Censis-Alleanza delle cooperative italiane, fra i 3,3 milioni di lavoratori sfruttati in tutti i settori produttivi del Paese, almeno 100mila sono vessati dalle false coop, contro le quali continueremo a combattere: per farlo, però, bisogna dare attuazione alla proposta di legge alla quale abbiamo lavorato anche noi».

Tornando alle coop del modenese-ferrarese, ad oggi la Lega ne associa 215, con poco meno di 500mila soci - il 92% dei quali sono consumatori, con dati in crescita per quanto riguarda le coop di abitazione, quelle agroalimentari, di dettaglianti, sociali e di servizi - 30mila occupati e un valore della produzione che supera i sei miliardi di euro.

Detto dell’aumento del 5,8% dell’occupazione nelle cooperative campione, è significativa la presenza femminile - il 59%, mentre il dato medio nel mondo produttivo delle due province è del 44% - mentre per quanto riguarda la tipologia di lavoro, l’84% dei dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato (contro il dato medio nazionale del 75%).

«Numeri positivi - conferma Benini - come il fatto che, delle prime 25 imprese dell’Emilia Romagna, 12 siano cooperative». E se anche i dati sul valore della produzione sono positivi (cinque miliardi e 556 milioni di euro per le cooperative campione, con un aumento dello 0,37% sul 2016), per il futuro prevale la prudenza: nel 2017, infatti, la distribuzione media degli utili si è fermata al 9%, mentre l’88% (nel 2016 era stato il 72%) è stato destinato a riserva. —

Luca Gardinale

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