«Caliendo non diffamò» Salerno non ci sta e va avanti col ricorso
La Procura ha chiesto l’archiviazione: Antonio Caliendo non diffamò il suo successore alla presidenza del Modena nei giorni della trattativa. Ma Carmelo Salerno non ci sta, si oppone alla richiesta di archiviazione e vuole andare fino in fondo perché a suo avviso sono troppo pesanti le insinuazioni di Caliendo. E lo aveva detto in pubblico che lo avrebbe querelato. Ieri il caso è finito davanti al giudice che però ha dovuto rinviare l’udienza a causa dello sciopero degli avvocati. Di questa querela per diffamazione non sia sapeva nulla. Erano indagati Caliendo e il suo ex braccio destro Claudio Anellucci. La denuncia è stata presentata proprio da Salerno a fine ottobre 2017 dopo alcune pesanti dichiarazioni e insinuazione fatte da Caliendo in varie occasioni, anche in un’intervista alla Gazzetta. Erano i giorni in cui Caliendo si lasciava andare a sfuriate contro la stampa, il sindaco e Salerno. Salerno, nuova figura interessata seriamente ad acquisire un Modena ormai al collasso finanziario dopo 105 anni, soprannominato Mister Safim, aveva tentato più volte di trattare e chiudere la partita decisiva del Modena Calcio, quella per la sopravvivenza. L’obiettivo era la cessione; lo scoglio i debiti. Poi arrivò un episodio a un passo dalla catastrofe. Un pomeriggio, mentre Caliendo e i suoi fedelissimi sono chiusi negli uffici del Modena in viale Monte Kosica, arriva un gruppo di tifosi arrabbiati. Riescono a forzare il portone e salgono. Bloccando la porta con un armadio, Caliendo riesce a impedire l’ingresso del manipolo di ultras che vuole arrivare a una resa dei conti. Chiama la polizia. Pochi minuti dopo arriverà la Digos che lo farà uscire sotto scorta tra le più accese contestazioni. Un’aggressione secondo Caliendo che era frutto di disinformazione ma anche di manipolazione. Salerno, spiegò, era colpevole di questa situazione di follia avendo abbandonato le trattative per la chiusura della cessione poco prima dell’arrivo dei tifosi facinorosi. Proprio questa insinuazione neanche velata e ripetuta in varie salse nei giorni seguenti ha spinto Salerno a querelarlo: parole a suo avviso troppo denigratorie e false. —
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