Gazzetta di Modena

Modena

SOLIERA. INTERVENTO DEI CARABINIERI 

Preso muratore affiliato al clan Casalesi

Stefano Totaro
Preso muratore affiliato al clan Casalesi

Indagine della Dia. È accusato di aver effettuato estorsioni per il sodalizio camorristico nei confronti di imprenditori

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Gli affari vanno male, il faccendiere ha società e conti bloccati e ci sono dodici milioni, che erano stati investiti, ora da recuperare. E allora il clan manda a Trieste e in Croazia i suoi scagnozzi, uomini di fiducia, braccia fidate dei Casalesi che non solo proteggono il loro faccendiere ma si prodigano, con espliciti consigli e opportuno modus operandi, per fare sì che gli imprenditori che avevano fatto affari in precedenza ora non pretendano più alcunché, nessun rimborso. Anzi, fanno in modo che mettano pure a disposizione beni mobili ed immobili. Tra questi affiliati, ora arrestati, c’è pure un 37enne che da Soliera, all'occorrenza, di spostava nel nord est per fare estorsioni, come riferiscono gli inquirenti. Si tratta di Luciano Cardone, originario di Torre del Greco e che lavora da tempo a Soliera come muratore. I carabinieri modenesi sono andati ieri mattina a bussare alla sua abitazione e hanno fatto scattare le manette. Sono andati per conto della Dia di Trieste che, con l'ausilio della Dia di Napoli, di Milano, di Padova e di Bologna, nonché della Guardia di Finanza, ha messo in esecuzione 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal Gip del Tribunale di Trieste, nei confronti di soggetti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, per avere costretto professionisti e imprenditori italiani e stranieri, attraverso minacce e intimidazioni, a rinunciare a ingenti crediti, per favorire gli interessi del clan camorristico dei Casalesi. Una articolata operazione che ha visto effettuare numerose perquisizioni domiciliari oltre a quella di Soliera: a Napoli, Milano, Padova, Treviso, Udine, Portogruaro e Trieste. Tutti gli indagati devono rispondere di aver partecipato, a vario titolo, ad estorsioni commesse in Croazia e pianificate in Italia in danno di imprenditori e professionisti, alcuni dei quali italiani e operanti a Pola. I delitti si sono consumati attraverso minacce ed intimidazioni- e perciò con metodo mafioso- finalizzate a favorire gli interessi del clan camorristico dei Casalesi. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere vedono indagate 13 persone. La figura chiave di questa vicenda è quella di Fabio Gaiatto, 43 anni, presunto intermediario finanziario di Portogruaro attualmente detenuto per altra causa a disposizione della magistratura friulana. Nel corso delle attività investigative fatte su persone che gravitano negli ambienti della criminalità organizzata di stampo camorristico gli inquirenti scoprono numerosi elementi che inducevano a ritenere che Gaiatto avesse investito 12 milioni di euro, appartenenti a consorterie criminali riconducibili al clan dei Casalesi . L'indagine evidenziava poi che l' indagato aveva allestito un complesso sistema di trading per investire illecitamente i capitali utilizzando diverse società con sede in Croazia, Slovenia, Gran Bretagna. Le autorità croate, nei primi mesi del 2018, sulla base di denunce acquisite da un professionista croato ed accogliendo le istanze di altri creditori, procedevano al pignoramento dei conti correnti delle società facenti capo al Gaiatto e disponevano il blocco finanziario delle stesse, così oggettivamente impedendogli di restituire quanto da esso investito dal clan. E così, con l'acuirsi del dissesto finanziario del Gaiatto il clan corre ai ripari mettendo in atto estorsioni nei confronti di numerosi professionisti, italiani e croati. In tale contesto ecco i sette che assumevano la tutela del Gaiatto garantendogli una sorta di protezione da eventuali attività ritorsive dei creditori e lo accompagnavano ovunque. Gli stessi (Francesco Iozzino, Gernnaro Celentano, Mario Curtiello, Walter Borriello, Domenico Esposito e il “solierese” Luciano Cardone) ed altri loro sodali pure indagati, costringevano le vittime a rinunciare ai crediti, inducendole anche a cedere a quest' ultimo beni mobili ed immobili senza alcun corrispettivo e fare consistenti prestiti che poi avrebbero dovuto far confluire sul conto di società di Gaiatto. —

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