Sabato la maratona sulla Preda Ringadora per i morti in mare
Modena si mobilita con 29 ore consecutive di lettura «La nostra sfida è dare voce a chi voce non ha più»
Se posti uno ogni metro coprirebbero la distanza tra piazza Grande e l’ospedale Maggiore di Bologna. Sono i 34.361 nomi delle persone morte nel Mediterraneo tra il 1993 e lo scorso maggio per raggiungere l’Europa. Modena ha deciso di ricordare ognuno di loro con la Maratona dell’Umanità in programma dalle 8 di sabato 22 alle 13 di domenica 23. Ventinove ore consecutive di letture presso simbolo di Modena: la Preda Ringadora. Nel luogo, secolo dopo secolo, si sono alternati oratori di tutte le età per rivendicazioni di vario tipo. Spesso i personaggi che hanno preso la parola erano conosciuti e hanno descritto realtà vicine. La sfida degli organizzatori è invece dare voce a chi voce non ha più attraverso il ricordo di persone che magari il territorio non conosce. Come Hassan, arrivato 18 mesi fa dal Ghana e seguito da Porta Aperta dopo aver rischiato la vita nel “Mare Nostrum”, come lo chiamavano i latini. «Siamo partiti in 125 – ha ricordato ieri il giovane – e ottanta persone sono morte in acqua. Alcuni li avevo conosciuti sul barcone, altri li conoscevo da prima. Vedere i nomi mi farà ricordare quelli delle persone che sono morte». «È una questione di umanità – ha assicurato il vicepresidente di Modena per gli altri (Moxa), Stefania Vecchi – ma anche di ritrovare noi stessi, l’umanità in noi». Era stata proprio Vecchi a lanciare l’iniziativa lo scorso 21 ottobre a un incontro con il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, raccontato dal nostro giornale. In meno di due mesi Moxa ha dato il via a una rete di solidarietà apartitica, ma che coinvolge più di cento realtà dell’universo associativo modenese. «Le adesioni sono state talmente tante che abbiamo dovuto dire dei no – ha ripreso il vicepresidente – dimostrando che Modena è grande anche quando s’impegna sui temi della solidarietà. Le denunce senza azione generano assuefazione. Non è solo buonismo natalizio, ma la costruzione di un patrimonio per compiere nuove azioni. Tenevamo moltissimo che ci fosse integrazione di stranieri: vogliamo dimostrare di essere umani, che l’inclusione è la strada per fare il bene». Don Erio Castellucci e i Modena City Ramblers saranno così testimonial di richiamo per cittadine e cittadini spinti da un comune senso di umanità. «È bellissimo che ci abbiano contattato per chiedere di leggere – ha concluso Paolo Zarzana, presidente del Centro Servizi per il Volontariato cittadino – e ci hanno chiamato anche Genova, Palermo, Bari». —
G.F.
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