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il messaggio di natale del vescovo 

Don Erio punta sull’accoglienza «Le persone non sono numeri»

Paolo Seghedoni
Don Erio punta sull’accoglienza «Le persone non sono numeri»

Mons. Castellucci sarà in piazza Grande per l’iniziativa dedicata ai morti in mare «Il presepe non può dividere. Serve una nuova fase dei cattolici in politica»

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“Una stalla accogliente”, è questo il titolo scelto dal vescovo di Modena, don Erio Castellucci, per il messaggio di Natale (messaggio che pubblicheremo integralmente lunedì 24 dicembre, ndr). «La stalla di Betlemme diventa luogo di accoglienza per eccellenza, dove si accoglie un bimbo che nasce e una famiglia povera. Si tratta di due dimensioni dell’accoglienza che non si possono separare come a volte avviene anche dentro le comunità cristiane, tra chi difende la vita nascente e la vita povera. Ma non esiste una vita di destra e una di sinistra», ha spiegato il vescovo. Don Erio Castellucci ha poi risposto a diverse domande dei cronisti.

NOMI E NUMERI

«Prima di ragionare di statistiche o bilanci occorre ragionare sui volti – ha detto il vescovo - Mi ha sempre colpito il fatto che nei campi di concentramento nazisti scomparivano i nomi e venivano sostituiti da numeri. I nomi sono i volti, i numeri le statistiche, questo vale anche per l’accoglienza, così come vale per tutti. Aderisco anche io all’iniziativa della lettura dei nomi dei morti nel Mediterraneo – ha puntualizzato Castellucci - si tratta di una iniziativa provocatoria in senso positivo e un tentativo di risarcire queste persone che sono nostri fratelli e sorelle».

IL VALORE DEL PRESEPE

«Il presepe e altri simboli cristiani hanno un significato per tutti: la migliore spiegazione del presepe l’ho avuta, quando ero parroco, da un giovane musulmano. Il limite è brandire questi simboli come identitari, come religione civile, come se fosse contro qualcuno. Questo è in contrasto col significato che è unione e pace con tutti, non divisione. Faccio fatica a capire battaglie su presepe o crocifisso».

CATTOLICI E POLITICA

«Penso che politicamente sia necessario che i cattolici si muovano con più decisione, ma non vedo l’opportunità di un partito di ispirazione cattolica. Quella è una fase storica decisamente chiusa. Negli anni ’90 il magistero della Chiesa aveva assunto una supplenza e questo ha portato a non incentivare l’impegno dei laici cristiani. È stato riempito un vuoto, ma ora vediamo che questo ha danneggiato l’iniziativa e il libero dibattito dei cristiani in politica. Ora dobbiamo ripartire dai giovani, per rinnovare il bene comune».

LA MESSA IN CARCERE

«A Natale sarò in carcere per la messa ma poi sono io che porto via un messaggio da parte loro: la richiesta a ricordarci di loro. Il carcere non deve rimanere un luogo imbarazzante e nascosto, per me questo incontro è una scuola. Con Caritas stiamo portando avanti progetti di accoglienza dei detenuti quando escono o quando sono a fine pena. Sono esperienze che fanno riacquistare l’umanità a queste persone».

IL MEGLIO E IL PEGGIO

«Cito, come simbolo, la visita all’associazione Aut Aut e il progetto del Tortellante. Danno opportunità a questi ragazzi di incontrarsi e lavorare insieme, coinvolgendo a tutto tondo le diverse generazioni. Il momento negativo è recente, riguarda la conferenza sul clima Cop 24: mi hanno colpito alcuni politici che hanno ribadito come i loro paesi non aderiranno. Qui stiamo veramente rischiando la pelle, l’allarme ambientale è molto serio e questo opportunismo politico esplicitato colpisce davvero».

PARROCCHIE E STRUTTURE

«Nel 2019 porteremo a termine il percorso di riorganizzazione delle parrocchie: ne abbiamo 243 in diocesi, con 458 chiese e spesso ci sono strutture di vario genere. Questa situazione era ritagliata su un numero di preti che era circa triplo rispetto a quello attuale. Nel 1958 c’erano 450 sacerdoti in diocesi, oggi circa 200 ma di fatto con solo 130 attivi e in pochi anni, da qui a brevissimo, saremo sugli 80-90 al massimo. I parroci rischiano di essere soffocati dalla burocrazia. Sicuramente faremo una riduzione del numero delle parrocchie con accorpamenti, poi lavoreremo sulla riconversione delle strutture. Una volta ridefiniti i confini delle parrocchie sarà necessario determinare le celebrazioni in modo logico e rispettoso. Ogni vicariato dovrà essere autonomo». —

Paolo Seghedoni

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