Edicolanti in lotta per il proprio futuro Quest’anno in 17 chiudono bottega
Calo della lettura, diminuzione dell’aggio, i supermarket «Tanti i problemni: editori e Governo ci devono ascoltare»
“Schiavi… Mai!”. Così recita il titolo del manifesto che da oggi si può trovare affisso sulle bacheche delle edicole di Modena e provincia, un grido di protesta degli edicolanti che lottano per la dignità del loro mestiere, minacciata da vari fattori che in questi anni hanno contribuito alla crisi delle edicole.
A monte il progressivo calo della lettura di quotidiani e riviste, l’utilizzo del prodotto editoriale per ogni tipo di gadget con l’obiettivo di diminuire l’aggio degli edicolanti, le piattaforme online alle quali si aggiungono gli abbonamenti, la riduzione del prezzo medio delle pubblicazioni e soprattutto le grandi distribuzioni (che possono vendere giornali e riviste). Per questo il Sinagi (Sindacato Nazionale Giornalai d'Italia), affiliato alla Slc/Cgil ha indetto una grande mobilitazione nazionale per il 28 gennaio con la chiusura generale e una manifestazione a Roma e iniziative anche a Modena. Oggi inizierà anche una protesta organizzata nelle edicole di Modena e provincia, che quest’anno sono passate da 250 (inizio 2018) a 233 con una chiusura di ben 17 edicole. La protesta consiste nell’astenersi dalla esposizione di qualsiasi tipo di locandina; non compiegare nei quotidiani gli inserti gratuiti degli stessi limitandosi a metterli a disposizione dei clienti ed esporre in punti non attenzionali dell’edicola i prodotti editoriali oggetto di cut-price (prezzo promozionale). «La protesta non ha un termine perché vogliamo essere ascoltati - spiega Giuliano Barbieri di Sinagi - chiediamo al Governo di essere presi in considerazione quando si parla di sostegno al mondo editoriale in quanto il nostro ruolo è fondamentale ma i finanziamenti si sono sempre fermati solo all’editoria. Chiediamo inoltre che il Governo convochi la conferenza Stato-Regioni per l’attuazione di alcuni punti tra i quali l’introduzione di alcuni parametri sulla distribuzione e vendita di prodotti editoriali».
Ad accendere la protesta anche l’accordo nazionale con la Fieg che regola i rapporti tra edicolanti ed editori, firmato nel 2005, scaduto da 10 anni e ormai obsoleto. Per questo le organizzazioni sindacali dei giornalai hanno presentato nel dicembre 2017 una piattaforma che potesse riequilibrare la remunerazione per la vendita dei prodotti editoriali a favore delle edicole. Trattativa mai partita e adesso gli edicolanti sono stanchi e non ci stanno più. «È vero che il mondo editoriale non sta attraversando un bel periodo - sostiene Marco Balili, segretario Slc/Cgil Modena - però se gli editori fanno chiudere i loro punti vendita non ha senso, ci vuole un intervento anche da parte loro e più lungimiranza. Per noi la piattaforma è uno strumento imprescindibile per il riequilibrio dei rapporti all’interno della filiera distributiva, per l’adeguamento economico ed equo compenso per il lavoro svolto dagli edicolanti». Oltre alla trattativa con gli editori, un grosso contributo deve arrivare anche dagli enti locali e proprio con i comuni - ricorda Barbieri - è stato firmato il 4 dicembre un accordo con Anci e le organizzazioni sindacali degli edicolanti per evitare la chiusura dei punti vendita della stampa a sostegno del diritto d’informazione. —
Serena Fregni
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