Il governo: Punto Nascita è la Regione che decide
Pavullo. «Il Ministero della Salute non può riaprire i punti nascita di Pavullo, Borgo Val di Taro e Castelnovo Monti, la Regione sì». Lo hanno sottolineato ieri in una nota la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni e la deputata 5 Stelle Stefania Ascari dopo un incontro tecnico al Ministero della Salute. «Il Ministero ha confermato categoricamente che la riapertura dei punti nascita non rientra tra le sue competenze – hanno detto le due parlamentari 5 Stelle – deve essere la Regione ad avanzare la richiesta per la riapertura in deroga all’accordo Stato-Regioni del 2010. Abbiamo parlato con Marcello Spirandelli, capo della segreteria del ministro Grillo, e con Gianfranco Jorizzo, membro del Comitato nazionale punti nascita, figura altamente qualificata e competente in materia. Ci ha spiegato che se la Regione dimostra di avere l’esigenza e crea i presupposti, può riaprire i punti nascita, seguendo i criteri di sicurezza necessari».
Spadoni e Ascari ribaltano così le frasi dell’assessore regionale alla Salute Sergio Venturi, secondo cui la “palla” era nelle mani del Governo: «È invece la Regione che deve farsi promotrice dell’istanza – rilanciano le due – è una questione di competenza e di volontà politica. Da parte nostra, confermiamo che stiamo lavorando per la riapertura di tutti i punti nascita emiliani». Sul fronte della Regione, incalzano anche le consigliere 5 Stelle Silvia Piccinini e Raffaella Sensoli, dopo la bocciatura della loro proposta di mettere a disposizione già nel bilancio 2019 le risorse necessarie per disporre negli ospedali di montagna adeguamenti funzionali alla riapertura dei punti nascita: «È la prova – attaccano – che quelle di Bonaccini sulla possibile riapertura sono solo parole al vento per cercare di arrivare indenne alle elezioni, e niente più. Sa benissimo che senza queste risorse è impossibile sostenere nuove richieste di deroga. Il tutto mentre a Toano un altro bambino è nato in un’ambulanza che stava percorrendo un ponte per raggiungere l’ospedale più vicino. È una vergogna che deve finire».
E pungola anche l’esponente leghista Stefano Bargi: «Se ci fosse una reale volontà politica – osserva – la Regione potrebbe chiedere ed ottenere una deroga così come hanno già fatto Veneto e Trentino, che hanno riaperto i punti nascita rispettivamente di Asiago e Cavalese, avanzando una richiesta con le medesime motivazioni per cui si dovrebbero riaprire quelli dell’Appennino emiliano». —
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