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l’esperto 

«L’innesco della patologia è la sensazione della vincita»

D.TEM.

Lo psicologo Simone Feder  coordinatore dei “No Slot” spiega come la dipendenza si insinua nelle nostre vite partendo dalla quotidianità

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roma. Giovanna ha sei anni. Da qualche tempo la mamma ha smesso di portarla a scuola. Ad assolvere questo compito c’è il nonno, da poco andato in pensione. Con il passare del tempo la mamma comincia a intuire che in Giovanna c’è qualcosa che non va. La bambina sembra timorosa e dubbiosa da qualche tempo. La mamma si rivolge invano agli insegnanti prima che il timore della figlia venga allo scoperto. «Il nonno continua a grattare dei bigliettini tutti colorati», suggerisce la bambina.

Nonostante la sua giovane età ha già intuito che in quella modalità c’è qualcosa che non va, qualcosa di profondamente nocivo per la salute. La mamma di Giovanna riesce a distanza di tempo a ricostruire il resto della storia: suo padre era riuscito a vendere il box auto dopo averlo ristrutturato grazie a una vincita di 10 mila euro ai gratta e vinci.

È bastata questa sola vincita a scatenare a far entrare il nonno di Giovanna nel circolo vizioso dell’azzardo e a indebitarsi. Sembra una storia singolare, assomiglia invece a tante altre simili in un Paese dove questo tipo di dipendenze sono ancora sottostimate.

«Il problema principale - spiega Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia e coordinatore del movimento No Slot - è sempre la vincita o la sensazione che genera la vincita, questa sensazione è sempre il punto di innesco per una patologia da gioco d’azzardo. Il punto è che con questa modalità tieni agganciato il profilo del giocatore tramite il condizionamento costante».

«Il gioco oggi è camuffato, viene visto come intrattenimento o cosa innocua, ma possono davvero essere considerati così dinamiche che creano dipendenze?», si domanda lo psicologo. «Eppure è sempre più diffuso nei centri commerciali e negli spazi aggregativi - prosegue Feder - e non c’è la consapevolezza di quello che può innescare. Prendiamo i gratta e vinci, molti di quelli che cominciano, lo fanno giocando con le zie e le nonne. Ovunque inoltre vengono proposte queste lotterie istantanee».

Eppure è proprio combattendo questa capillarità che la tendenza si potrebbe invertire: «Se il gioco non è immediatamente reperibile, allora tutta la catena si spezza e gli effetti si hanno per tutti i differenti tipi di azzardo» spiega Feder. —

D.TEM.

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