La “nuova” Galleria Estense firmata Bagnoli «Spazi rivoluzionati: ricerca storica e digitale»
La direttrice del museo fa il punto dopo l’apertura del percorso rinnovato: visitatori aumentati del 38 per cento, programma deciso fino al 2020
l’intervista
Entusiasmo, passione, programmazione, visione del futuro e novità. Sono questi gli ingredienti principali che negli ultimi tre anni hanno caratterizzato la “nuova” Galleria Estense divenuta museo statale autonomo (sono trenta in Italia) affidata dai tempi del ministro Dario Franceschini alla storica dell’arte Martina Bagnoli. La direttrice delle Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo ieri ha presentato, nella serata curata dagli Amici delle Gallerie Estensi, il nuovo percorso del museo e qui fa il punto su passato e futuro.
Bagnoli a che punto è il suo programma?
«Sono alla fine del terzo anno di contratto e ne resta ancora uno, abbiamo fatto molto penso, sia a Modena che a Sassuolo e Ferrara. Abbiamo riallestito Galleria Estense e Pinacoteca nazionale di Ferrara realizzando lavori strutturali legati alla climatizzazione, alla sicurezza e per quanto riguarda Modena al nuovo impianto luci che ha trasformato il museo».
Ciò dal punto di vista pratico, ma un museo si nutre anche di studio.
«Già, per questo abbiamo approntato la nuova sala studio dei depositi a Palazzo Coccapani e dato un ordina alla conservazione delle matrici e del Medagliere su cui abbiamo pure realizzato mostre. Ci sono poi tre assegni di ricerca più un bando con la Fondazione Cassa relativo alla digitalizzazione e alla pubblicazione del materiale: in questo modo la Biblioteca Estense oltre che storica e universitaria diverrà anche una biblioteca digitale. Stiamo inoltre studiando il prestito digitale».
Ci dà alcuni numeri?
«Sul 2018 stiamo facendo i conti, posso dire che a inizio anno abbiamo traballato un po’, forse causa maltempo, poi abbiamo recuperato alla grande. Tra novembre 2017 e 2018 l’aumento dei visitatori è del 38%, mentre a Ferrara ha funzionato il biglietto unico».
In una città dove, incredibilmente, c’è penuria di spazi espositivi dall’autunno c’è la nuova sala a Palazzo dei Musei, come va?
«Siamo partiti con la mostra sulla letteratura di viaggio e sono soddisfatta, poi certo una spazio espositivo deve diventare abitudinario per il pubblico grazie alla programmazione. A febbraio avremo una grande mostra sull’editore Formiggini cui seguirà una analisi libraria dei nostri assegnisti e ho già le rassegne previste nel 2020».
A Sassuolo come va?
«Abbiamo reinventato la delizia estense con tante mostre e iniziative, ora arriva un finanziamento statale di 4 milioni per restaurare la magnifica facciata laterale e il parterre del parco con i giochi d’acqua».
A Ferrara lei ha riallestito dieci sale della Pinacoteca, ma Italia Nostra ha polemizzato per il prestito della Bibbia di Borso d’Este…
«Ringrazio l’associazione di Losavio che ha sottolineato l’importanza del manoscritto miniato di cui pure non ci è ignota la fragilità e la preziosità. Assicuro che è uno dei pezzi meglio conservati e che tutela e sicurezza sono garantiti».
Un altro anno di contratto e poi resterà a Modena?
«Occorrerà attendere, ma sono certa che il futuro sarà brillante».
Veniamo a questioni meno brillanti, il Sant’Agostino e la Fmav.
«Per il Sant’Agostino finalmente abbiamo disegnato il futuro ed è positivo perché in una città delle dimensioni di Modena avere un grande polo della cultura invece che uno spacchettamento di musei sarà fondamentale».
Il percorso di “Ago” non presenta nulla di nuovo…
«E’ uno strumento di comunicazione, stiamo lavorando sui contenuti riproponendo in largo quel che fecero a Palazzo dei Musei a fine ‘800. E poi ci sono gli straordinari musei universitari. Lavoriamo su un progetto difficili con tante voci ed idee differenti».
La Fmav è partita molto a rilento.
«Speriamo in un futuro meno turbolento. Le cose andranno meglio, vedo però mostre di ottimo livello». —
Stefano Luppi
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